2 Fast 2 Furious

2 Fast 2 Furious

Titolo originale:  2 Fast 2 Furious

Regia:  John Singleton

Attori: Paul Walker, Tyrese Gibson, Eva Mendes, Cole Hauser, Ludacris, Devon Aoki

Durata: 103

Genere:  Azione

Uscita: 20-06-2003

Paese: USA

Distribuzione: Universal Pictures

59

Nella penuria di idee originali che infesta Hollywood al pari d’un flagello, sequel e remake non si contano più: mandare in sala “il continuo di” significa spesso partire da una pellicola che ha riscosso un discreto successo, individuare un preciso target di pubblico e tentare il bis, allettando lo spettatore con stile da fiera campestre: ciò che vi era piaciuto vi piacerà ancora di più, il limite è stato spostato in avanti, siate pronti a sorprese, rivelazioni, colpi di scena e cotillons.

2 Fast 2 Furious non si sottrae al citato meccanismo riuscendo comunque a mantenere ciò che promette, e in buona sostanza il problema è tutto qui. Perché se si è deciso di percorrere la strada dell’effetto grafico e visivo esagerato, dell’esposizione di vetture fiammanti e femmine conturbanti senza soluzione di continuità, al contenuto resta ben poco; recitazione e dialoghi da fumetto di serie B fanno il resto.

E poco conta se il viaggio intrapreso lo si fa ad altissima velocità: arrivare primi alla meta non è certo un trionfo, la fusione videogiocosa di macchine, scommesse, effetti digitali e superficialità produce una triste mutazione, figlia degenerata di ciò che di solito chiamiamo cinema.

L’ironia sarebbe potuta essere un freno dignitoso nella corsa scapestrata, ma quello di centro è purtroppo il pedale meno schiacciato: così via a rotta di collo nell’inseguimento di auto superveloci, donne tutte curve e amici che più sono pazzi e più gli vogliamo bene: si ride ogni tanto, ma il buffo è raro e non appaga, più che divertiti si rischia d’esser colonizzati da un concetto di sballo che fortunatamente non ci appartiene ancora.

La trama è un frullato di cui è sufficiente ricordare gli ingredienti: Brian O’Connor (Paul Walker) è un poliziotto caduto in disgrazia, vittima del proprio senso dell’onore e di una passione smodata per le auto modificate e le corse clandestine; Roman Pearce (Tyrese Gibson) è l’amico d’infanzia dalla colorita fedina penale, nero tosto ma scemo quanto basta; infine Monica Fuentes (Eva Mendes), l’agente infiltrato da cui tutti gli esseri umani di sesso maschile vorrebbero essere ammanettati; e ancora gli amici delle corse, il poliziotto buono e quello fesso, il mafioso figo, gli scagnozzi idioti: basta miscelare bene tutto e quello che ne verrà fuori sarà la solita storia, colorata e accelerata, ma pur sempre la solita storia.

Degne di nota, più che altro, sono le protagoniste su quattro ruote: Nissan Skyline GTR, Mitsubischi EVO 7, Hemi Dodge Challenger del 1970, Yenko Camara del 1969, BMW M3 del 1998, Dodge Viper del 2003, Chevy Corvette, Toyota Supra del 1994, Mazda RX7 del 1994, Honda 52000 del 2001 e Acura NSX del 1993.

Quasi più importanti della pellicola stessa, ecco qualche numero per gli appassionati: la Universal ha stanziato circa 10 milioni di dollari per la fabbricazione e l’acquisto di 190 veicoli, altri 400 sono invece “semplici comparse”; alcune delle auto più spinte vanno da 0 a 100 km/ora in circa 4 secondi e molte superano i 280 kilometri orari; la potenza delle vetture modificate è passata in alcuni casi da 5 a 500 cavalli vapore; le vendite degli impianti di protossido di azoto sono salite del 1300 % dopo l’uscita del primo film; ci sono verniciature da oltre 6000 dollari, impianti audio/video da 10000 e più bigliettoni verdi; una delle Honda S2000 è pilotata a distanza e nella scena in cui la Toyota Supra salta a forte velocità su un ponte levatoio parzialmente alzato si distruggono carrozzerie per un danno complessivo di 160.000 dollari.

Dispendio di energie lodevole, forse il botteghino saprà pure ripagare, ma l’adrenalina e il brivido, quello vero, è meglio cercarli altrove: Vicari in Velocità massima (2002) c’è andato molto vicino, aggiungendo un tono mediamente scanzonato; nel confronto preferiamo senza dubbio la pellicola nostrana.

Non ce ne voglia il regista John Singleton, che da parte sua ha un desiderio: “voglio che la gente vada a vedere questo film desiderando di emulare le imprese che vede compiere sullo schermo”. Buttati a mare in un attimo tutti i messaggi sulla sicurezza stradale, ci si consola con il fatto che le nostre Fiat Punto più di tanto non vanno.

Luca Fagiani

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: