autore:
Michael Traversa
|
|
Il Los Angeles Film Festival rinnova il suo annuale appuntamento giovedì 19 giugno, proseguendo fino a domenica 29. Giunto alla quattordicesima edizione, il festival ha visto la partecipazione degli spettatori aumentare in maniera esponenziale, anno dopo anno. Alla scorsa edizione hanno partecipato quasi 100 mila spettatori. Alla crescita di popolarità ha contribuito la fama ottenuta dai film indipendenti presentati al festival, i quali spesso sono diventati campioni d’incasso, tra cui “Little Miss Sunshine”, “August Evening” e “Young at Heart”. Il festival è diventato un’ottima opportunità per scoprire nuovi talenti o gemme di celluloide, con largo anticipo sul grande pubblico. La serata inaugurale quest’anno è riservata all’anteprima mondiale di “Wanted”, nuovo film del regista russo, Timur Bekmambetov (“I Guardiani della notte”), che annovera nel cast Angelina Jolie e James McAvoy. Il teso thriller sposa effetti speciali all’avanguardia in stile “Matrix” a messaggi di ribellione al sistema vicini a “Fight Club”. Una storia ricca di colpi di scena e una buona caratterizzazione dei personaggi fanno di questa pellicola un raro esempio di film d’azione intelligente. Il festival è, però, soprattutto una vetrina per produzioni indipendenti, sia nel campo documentaristico che in quello narrativo. Nella prima categoria si distinguono “Largo”, che alterna performance musicali a sketch comici di artisti famosi che si sono esibiti nel locale omonimo di Hollywood. Un po’ auto-celebrativo (il regista è anche proprietario del club), il documentario si ricorda per le toccanti esibizioni di Fiona Apple e Aimee Mann. “Paper or Plastic?” è invece uno spaccato della pratica, tutta americana, di avere gli imbustatori alle casse dei supermercati. Solo in una società del consumo, come quella americana, si può avere una competizione che glorifichi uno dei lavori più modesti. Lo sguardo del regista, inoltre, a volte appare velato d’ironia, sempre al limite della sottile linea che separa la compassione dalla derisione. Più interessante, invece, è la categoria narrativa che comprende la prima mondiale di “The Poker House”, esordio alla regia di Lori Petty (indimenticata star di “Point Break” e “Tank Girl”). Il film racconta l’infanzia travagliata dell’attrice, segnata da un terribile episodio di abuso sessuale. Nell’indovinato cast compare Selma Blair nel ruolo scomodo della madre, incurante dei bisogni delle proprie figlie e l’emergente Jennifer Lawrence in quello della protagonista. Della stessa categoria fa parte anche “Medicine for Melancholy”, che affronta invece temi pesanti quali, razzismo, stereotipi e affitti elevati, in una città moderna come San Francisco. Lo fa attraverso una storia sentimentale tra due sconosciuti che imparano a conoscersi dopo aver passato una notte a letto insieme. Si fanno notare anche nella competizione il giovanilistico e appassionato “HootieBoombaLottie” e lo splendido “I’ll Come Running”. Quest’ultimo é una storia d’amore, tenera e toccante, che viene interrotta da un brutto scherzo del destino. Nel cast la giovane di talento Melonie Diaz, la quale aggiunge un altro tassello alla sua filmografia di solide e sentite interpretazioni. Non passerà molto prima che il suo nome acquisti fama internazionale. Il festival è anche ricco di gustose anteprime e incontri con star e registi affermati. Tra le prime, la presentazione del controverso campione d’incassi del Brasile, “Tropa de Elite”, violento e intenso. E, per la sezione Dark Wave, quella dedicata alle pellicole dalle tinte forti, un altro campione d’incassi in patria, “XX (Ekusu Kurosu)”, horror giapponese dell’autore di culto Kenta Kukasaku. L’anteprima assoluta delle prime immagini del nuovo film della serie “X-Files”, viene invece seguita da un incontro con il creatore Chris Carter lo sceneggiatore Frank Spotnitz e la star David Duchovny. Per Carter, uomo di poche parole, si tratta di una delle rare occasioni di faccia a faccia con il pubblico. Per Duchovny, il ritrovato entusiasmo di tornare ad interpretare il personaggio che lo ha portato al successo: “Fox Mulder è cambiato molto durante i nove anni in cui il telefilm è andato in onda ed è cambiato durante i sei anni che è stato lontano dagli schermi. La mia sfida è stata rappresentare l’evoluzione del personaggio e non trattarlo come un cartone animato, immortalato nel tempo. Quello che non cambia è la natura del personaggio, la lotta contro l’ignoto. Un ritorno alle radici del telefilm che abbiamo abbracciato con questa nuova pellicola”. Altri incontri, sicuri di attirare una larga fetta di pubblico, sono quelli con Antonio Banderas, che ripercorre l’intera carriera, dai suoi esordi in Spagna con Pedro Almodovar fino al successo americano. E quello con Ivan e Jason Reitman: un’intima conversazione tra padre e figlio, con ricchi aneddoti sulle rispettive carriere. Per il padre rappresenta l’occasione di rivisitare i suoi maggiori successi, da “Ghostbusters” a “I Gemelli”, per il secondo la possibilità di esaminare l’immediata approvazione da parte di pubblico e critica con solo due film all’attivo, tra i quali il pluripremiato “Juno”. Infine l’incontro con il regista Guillermo Del Toro, il cui film, il tanto atteso “Hellboy 2”, chiuderà la manifestazione. |