2 giorni a Parigi


critica6

La brava, bella, e prolifica Julie Delpy (oltre venti film da attrice all’attivo dal 1984) per la sua opera prima da regista ha scelto la strada di casa. Infatti “2 giorni a Parigi” non è solo un film ambientato nel contesto culturale a lei noto di bilinguismo (franco-inglese) oltre che di vera e propria doppia vita fra la capitale francese e gli States, ma per girarlo ha usato i luoghi cui è più affezionata, oltre che amici e parenti. La storia di una coppia parigino-newyorchese, Marion (la stessa Delpy) e Jack (Adam Goldberg), che dopo un viaggio a Venezia decide di passare due giorni nella città di lei, è poco più di un pretesto per mettere a nudo i problemi di coppia, i contrasti familiari e le differenze culturali fra U.S.A. e vecchio continente. L’incipit in sordina spiega gran parte degli antefatti (da quanto tempo stanno insieme i due, chi sono, ecc.) per lasciare poi spazio ai due innamorati e al loro impatto con Parigi. Per lei un lieto ritorno, per lui uno shock tipico di un newyorchese che non esce mai dalla griglia di
Manhattan (vi ricorda qualcuno?). Gli argomenti messi in ballo sono parecchi: la difficoltà di comprensione, la gelosia, la politica, la paura del terrorismo, il trauma da post-undici Settembre, l’incompatibilità fra americani e francesi. Va da sé che per affrontarli tutti è richiesta una grande sapienza, capacità di osservazione, leggerezza. A dire il vero di leggerezza ce n’è fin troppa nella mano della Delpy che plana sul vastissimo campo d’azione per poi riprendere bruscamente quota. L’ipocondriaco Jack, con le sue fobie e modi di fare, ricalca il Woody Allen urbano, persino nelle battute, anzi ricorda più precisamente il personaggio alleniano di “Anything Else”, che del regista era un alter ego. Ma questa “strizzatina d’occhio” non è di certo una colpa. Il problema sta piuttosto nel meccanismo farraginoso di cui si serve la Delpy per arrivare alla comicità; l’errore più grande per un comico è infatti la prevedibilità, e in questo caso troppo spesso la battuta può essere anticipata con un margine d’errore minimo. Per non parlare delle “frecciatine” di carattere politico che rasentano la banalità dei discorsi da bar. V’è poi il versante romantico, o meglio, sessuale. Sì, perché la Parigi dipinta in questo film è una città in cui non si parla altro che di sesso: i genitori di Marion, il padre specialmente, gli amici di Marion, tutta Parigi insomma intrattiene lunghe discussioni, artistiche o salottiere, sulla copula. Ma sorge il dubbio che questa scelta di sceneggiatura (scritta sempre dalla stessa Delpy) sia unicamente volta a mettere a disagio Jack, e la sua riservatezza un po’ borghese, più che a raccontare una differenza culturale che, nel caso di New York, è praticamente inesistente. Lo stile di regia è abbastanza accattivante, con l’uso di riprese a mano e molti esterni, oltre che di citazioni cinematografiche colte. Nota positiva è sicuramente l’interpretazione della coppia e specialmente quella dei genitori della protagonista (genitori nella realtà) oltre che dei vari personaggi di secondo piano fra cui v’è Adan Jodorowsky, figlio del ben più noto Alejandro. Ma tutto questo non basta a salvare un film che non riesce, o non vuole, andare al fondo dei problemi, lasciando tutto in sospeso, e una domanda finale: e allora?
Una curiosità: la scena dell’esposizione del padre di Marion è stata girata nel noto cinema d’essai parigino “Accattone”.
Commedia, Francia/Germania, 2007

titolo originale:
2 Days in Paris

regia:
Julie Delpy

cast:
Julie Delpy, Adam Goldberg, Daniel Brühl, Marie Pillet, Albert Delpy, Alezia Landeau, Adan Jodorowsky

distribuzione:
DNC Entertainment

uscita:
28/09/2007