300


critica7

Chi ne ha la possibilità, vada a rispolverare i vecchi libri del liceo per riscoprire una delle pagine di storia più avvincenti e, col senno di poi, squisitamente cinematografiche che esistano. Infatti, fedelmente ispirato alla visionaria riesumazione fumettistica scritta e disegnata da Frank Miller (al quale dobbiamo l'ormai celebre "Sin City"), ecco arrivare nelle sale la sanguinaria danza di "300": cronaca macabra e fantasmagorica di una delle più efferate battaglie dell'antichità.
É il 480 a.C. Leonida (Gerard Butler) è cresciuto. Alle sue spalle vi sono quasi quaranta primavere. Come spetta a tutti i giovani spartani, è stato svezzato con l'acciaio e, lontano da casa, cullato dall'atroce furia degli elementi. Partito poco più che bambino, è tornato alla sua Sparta da uomo, accolto con gli onori dovuti ad un futuro re. Dopo esser salito sullo scranno più alto della città, al fianco della sua bella regina Gorgo (Lena Headey), si ritrova a dover affrontare la grande minaccia che si erge da oriente: Serse (Rodrigo Santoro) e il suo sterminato esercito pronto a conquistare il mondo. Rifiutato ogni compromesso, perché gli spartani non si inchinano di fronte a nessuno, decide di muoversi in difesa della sua terra. Non avendo, però, ottenuto il benestare degli efori, sacri officianti delle divinità, si vede privato della possibilità di mobilitare l'intero esercito. Così, non volendo concedere la città di Sparta senza spargere sangue nemico, si reca con soli trecento opliti, la sua guardia personale, presso lo stretto passo delle Termopili, nel quale crede di poter fermare l'incessante avanzata delle forze persiane.
Diretto e sceneggiato da Zack Snyder (già regista de "L'alba dei morti viventi"), "300" è l'attesissimo appuntamento al quale ogni singolo spettatore rimasto affascinato dalle cupi atmosfere di "Sin City", non vorrebbe mai mancare. Le sempre più nutrite schiere di "Milleriani", bramose della magia e dell'inquietudine donateci dal capolavoro di Rodriguez, avranno però di che riflettere. Infatti, com'era prevedibile dato il cambio di regista e la sostanziale differenza tra il fumetto alla base di "Sin City" e la più breve e coincisa graphic novel sulla quale si fonda "300", le differenze non sono poche. Prima di tutto apritevi al colore. Dimenticate ombreggiature, sfumati di grigio e il sensuale bianco e nero che impregnava la città del peccato.
Preparate i vostri occhi ad immergersi in evoluzioni cromatiche di shockante intensità. Immagini vitali, vibranti, segnate da prospettive pittoriche geometriche, schiacciate eppur intrise di una costante profondità di campo dove tutto, incondizionatamente alla portata percettiva dello spettatore, è in attesa di essere divorato o, forse, in agguato per divorare.
In stato catatonico si assiste ad una successione di scene composte con assoluta maestria che vedono alternarsi la plastica bellezza neoclassica di Jacques-Louis David, luci e tinte dal sapore "caravaggesco" e spettacolarità visive della più "alta" computer grafica.
In questo, ossia nell'ottica di un'esperienza estetica appagante e senza precedenti, Snyder ha pienamente centrato l'obbiettivo. É riuscito a ricreare il complesso immaginario di Frank Miller, dove gli Spartani, perfettamente coreografati, sfilano lucidi e muscolosi, scultorei nella loro possanza, con lance, spade, scudi e cappe d'un porpora avvolgente.
Altrettanto affascinante si rivela la corte di Serse, permeata da un profondo esotismo fatto di ibridi che paiono scaturiti dalla più fervida letteratura fantasy; un universo di mostri, concubine deformi, guerrieri demoniaci e bestie sconosciute provenienti da un oriente ignoto che attrae e spaventa (ogni riferimento alla storia recente è puramente casuale e forse anche superfluo).
Ma in quasi due ore di proiezione è impossibile non accorgersi che dietro a questo sgargiante e sbalorditivo paravento si nasconde ben poco. Se la forza di "Sin City" risiede tanto nel visibile quanto nella concretezza del plot, in "300" una storia così avvincente e complessa come quella di Leonida e dei suoi soldati viene eclissata dalla rappresentazione estetica, che da sola, pur nella sua bellezza, non può sicuramente fare il film. I dialoghi, privi di spunti che diano originalità e ritmo alla narrazione, sono perlopiù un pesante polpettone epico-lirico. Dal principio alla fine ci accompagna una voce narrante vagamente omerica dal fastidioso retrogusto didascalico, che alla lunga si rivela non come quel qualcosa in più, ma bensì come quel qualcosa di troppo.
Invece di scrivere una sceneggiatura più asciutta e incisiva che avrebbe fatto da efficace controaltare alla potente espressività delle immagini, Snyder si è divertito a vestire i panni dell'aedo di turno, farcendo le bocche dei bravi attori ai quali si è affidato (ottima l'interpretazione di Gerard Butler) con una serie infinita di incitamenti, frasi ad effetto, declamazioni e "Hippip Hurrah" che avrebbero oscurato i celebri sproloqui del gladiatore Crowe. Questa è una crepa di non poca rilevanza in un affresco di tale portata, soprattutto se si pensa a quale grande capolavoro sarebbe venuto fuori con un po' di accortezza e di austerità lessicale in più.
Azione/Avventura, USA, 2007

titolo originale:
300

regia:
Zack Snyder

cast:
Gerard Butler, Vincent Regan, Lena Headey, David Wenham

distribuzione:
Warner Bros.

uscita:
23/03/2007