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Film che si avvicinano al mondo dellhip-hop o ancor di più che hanno una colonna sonora costruita su quel genere musicale ne sono stati girati diversi, ma una pellicola che scava a fondo nellambiente di questa cultura giovanile, non era mai stata realizzata, almeno a nostra memoria. Questo può essere da una parte un sintomo di ricerca di originalità del cinema, dallaltra il segno che il mondo dellhip-hop è ormai sdoganato dai ghetti delle periferie delle città americane dove è nato, e sempre più parte della cultura di massa. Se poi si aggiunge che molti aspetti del film coincidono con la vita reale di uno dei più famosi e commerciali rappers, il bianco Eminem appunto, si ha un ulteriore conferma del fatto che questo lavoro, scritto da Scott Silver e diretto da Curtis Hanson, non è un film per una ristretta cerchia di adepti cultori del rap, ma un prodotto che può coinvolgere chiunque abbia un minimo di passione per le novità, per la musica rap o hip-hop, o anche solo che segue le tendenze del momento. Si diceva che la pellicola sembra cucita sulla vita di Eminem, anche se il lavoro non si pone come una dichiarata biografia dellartista di Detroit, ma una testimonianza sul prolifico mondo e la cultura degli M C, ovvero di tutti coloro che vedono nellhip-hop lunica ragione di fuga dal ghetto e la sola via di riscatto da una vita disagiata e spesso costellata di violenza. Il film è ambientato a Detroit nel 1995 e si concentra su Jimmy Smith, ragazzo bianco che vive nella disagiata periferia della città fra edifici fatiscenti ed abbandonati, simbolo di un passato fiorente della città, ora in completo degrado. 8 Mile Road (da cui il titolo), è la strada che segna il perimetro della città, ma ora è il confine che divide la realtà urbana dalle periferie, e quindi in modo abbastanza netto i bianchi dai neri. Come tutti i ragazzi della sua età e con il gruppo di amici più intimi, Jimmy sogna di riuscire a fuggire da questo luogo, da una famiglia in cui manca unità, amore e dialogo, con una madre disoccupata che intreccia una relazione burrascosa e violenta con un ex compagno di scuola di Jimmy. Uniche consolazioni a questa situazione, la sorellina e la musica, il rap, le sfide nei fumosi club hip-hop con il sogno di riuscire a percorrere la via del successo. Ma Jimmy, ritenuto un fottuto genio della rima come lo definiscono i suoi amici del Three One Third, ce la può fare perché è un ragazzo che ha le doti ed il talento per emergere ma che deve trovare il coraggio di convogliare e far esplodere la rabbia che ha dentro di sé attraverso la musica. Lennesima testimonianza del fatto che dietro alla difficile condizione di Detroit ferve una lunga tradizione di creatività musicale, dal pop della Motown al rock del Detroit sound, le voci gospel, i suoni tecno-elettronici e lhip-hop. Tutti strumenti che hanno dato voce ai problemi e ai sentimenti delle classi più umili, espressione quindi di una realtà senza veli. Club come il Chin Tiki, storico locale riportato in vita proprio dalla troupe del film che lo ha scelto come location, sono i luoghi dove avvengono le sfide in rima fra gli Mc che con 45 secondi a disposizione si insultano e sbeffeggiano cercando di ottenere rispetto e credibilità fra i vari gruppi. Improvvisazione, ritmi veloci, notevole fantasia e capacità di linguaggio, coraggio di mettere a nudo le proprie emozioni, sono le carte necessarie per riscuotere il successo con un pubblico attento e critico, una sorta di gara come avveniva nel passato con il certamen in cui i poeti si sfidavano e cercavano di primeggiare tessendo le loro rime. Le battaglie a colpi di rime forti e ingiuriose, rappresentano il modo per sfogare la propria violenza repressa, ma si trasformano anche in un catalizzatore di questa violenza. Sul palco uno di fronte allaltro cè spazio solo per la parola, limprovvisazione, la rima, ma poi fuori dai locali il desiderio di primeggiare ed il concetto di banda prende il sopravvento e si sfoga la vera e propria violenza materiale. I Three One Third, il gruppo di Jimmy fa fatica a trovare spazio, a cercare di scardinare la presunta supremazia ostentata e imposta anche con la forza dalla band Free World. Questo è testimoniato in modo lampante anche dalla realtà dei fatti, con sempre più numerose sparatorie che coinvolgono rappers appartenenti a stili, etichette discografiche, luoghi di nascita e gangs diverse. Spesso ci scappa anche il morto e molti degli artisti più famosi della scena hip-hop girano per le strade scortati da guardie del corpo armate. Questo è il lato più nero della cultura hip-hop, che per altro nella pellicola viene mostrato solo in modo parziale. Quello che interessa è il lato più artistico, di unarte liberatoria vista come la sola via di uscita possibile alla condizione disagiata della vita di molti giovani e dei loro problemi quotidiani: i soldi, la violenza linstabilità o anche la mancanza di ununità famigliare. Una pellicola che nellinsieme si fa apprezzare, con un buon montaggio e una notevole carica di realismo che traspare in particolare dalla recitazione, su tutti quella di Eminem, decisamente a suo agio nei suoi stessi panni, e dal modo in cui è filmata, con una luce molto poco invasiva pervasa da tonalità scure e spesso cupe. Le inquadrature essenziali, scarne, quasi minimaliste rendono bene le atmosfere fredde e a tratti decadenti che offrono la massima autenticità. Tanti i rappers che vengono menzionati nel film e presi a modello o sbeffeggiati (Tupac, Rakim, Beastie Boys, Jay-Z). Insomma si presenta come un appuntamento davvero imperdibile per tutti gli amanti della cultura hip-hop, ma in ogni caso da vedere anche per tutti gli altri che amano la musica o che solo vorrebbero saperne di più sul mondo e sulla realtà hip-hop, che invade le cronache di tutti i giorni sia in modo positivo che negativo. Unultima nota positiva a favore della pellicola è quella di non essere stata deturpata in fase di doppiaggio, ovvero dopo averlo visto in lingua originale si temeva che il doppiaggio avesse riguardato anche le parti dei rap, con un risultato che sarebbe stato a dir poco considerevole e avrebbe veramente fatto perdere valore al film (come era avvenuto invece per Ali G, film decisamente passato inosservato anche a causa di un doppiaggio troppo corposo). Invece ciò non avviene e quindi i rap sono rimasti in lingua originale con i sottotitoli che permettono di districarsi nella giungla, altrimenti incomprensibile, dello slang di Detroit. |