Alla luce del sole


critica8

15 settembre 1993: era il giorno del suo compleanno, 56 anni, camminava solo per una strada del Brancaccio, quartiere degradato di Palermo. Lo avevano chiamato "Padre" e lui si era voltato sorridendo: "Me l'aspettavo". Lo avevano ucciso, e il suo corpo in clergyman giaceva a faccia in giù sul selciato, addossato a case con finestre chiuse, porte sprangate, passanti che cambiavano direzione. Il deserto umano, la viltà dell'omertà che si barricava tra mura scrostate, mentre il sole picchiava forte.
Era padre Giuseppe Puglisi, detto Pino o, meglio, 3P dai suoi amici, parroco nella chiesa di San Gaetano, nel quartiere Brancaccio, uno dei capisaldi della mafia. Don Pino era nato lì, ne conosceva i linguaggi e le mezze parole, i suoni e gli odori. E anni dopo, nel 1990, ci era ritornato. Il degrado era lo stesso, contrabbando, spaccio, prostituzione, lavoro nero: la mafia imperversava indisturbata. Era il periodo delle bombe mafiose a Roma in via Fauro, alla basilica di San Giovanni in Laterano e alla chiesa di San Giorgio al Velabro, a Firenze in via dei Georgofili, nei pressi degli Uffizi e a Milano in via Palestro. C'erano state le stragi di Capaci e di via D'Amelio che avevano coinvolto nel 1992 i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Puglisi aveva iniziato a vivere il Vangelo fino in fondo, senza mezze misure: non aveva paura di sporcarsi le mani, di immergersi nell'orrore pur di recuperare la dignità umana, soprattutto pur di salvare i più giovani, bambini e ragazzi non ancora del tutto contaminati.
Era di umili origini: il padre era calzolaio, la madre sarta. Genitori di solidi principi. Viene ordinato sacerdote il 2 luglio del 1960. Padre Pino era un uomo colto, onnivoro lettore: viveva in modo ascetico, circondato dai libri. Mangiava in fretta cibo in scatola, perché non poteva perdere tempo. Aveva il dono di andare al cuore delle persone, almeno di quelle che ancora un cuore l'avevano, e sapeva trovare il linguaggio giusto per ognuno. Insegnava religione e matematica, e pare che all'inizio delle lezioni si presentasse con una scatola di cartone vuota e ci salisse sopra: "Avete capito chi sono io?", "Un rompiscatole".
E le scatole 3P alla mafia le rompeva davvero: scardinava i loro presunti 'codici d'onore', colpevolizzava il potere politico, che taceva, spiazzava i fedeli con le sue omelie. "Sparava diritto" come dicevano: parole di pace che infatti risuonavano come spari nel vuoto della connivenza.
Voleva togliere i bambini dalle strade, insegnare il significato dell''essere uomo' e della libertà a qualunque costo. Sempre col sorriso sulle labbra, sempre pronto al confronto. Il 29 gennaio 1993 creò il Centro Padre Nostro, aiutato da volontari. Le minacce e le intimidazioni si susseguivano.
A chi lo metteva in guardia, rispondeva: "Non ho paura di morire se quello che dico è la verità".
Per il 25 luglio 1993, don Pino organizzò una manifestazione per ricordare il giudice Paolo Borsellino. Di mattina, durante la Messa, pronuncia un'omelia durissima: "Gli assassini, coloro che vivono e si nutrono di violenza, hanno perso la dignità umana. Sono meno che uomini, si degradano da soli, per le loro scelte, al rango di animali. Mi rivolgo anche ai protagonisti delle intimidazioni che ci hanno bersagliato. Parliamone, spieghiamoci, vorrei conoscervi e conoscere i motivi che vi spingono ad ostacolare chi tenta di educare i vostri figli alla legalità, al rispetto reciproco, ai valori della cultura e della convivenza civile".
Roberto Faenza (Prendimi l'anima, Sostiene Pereira) ha diretto e scritto la sceneggiatura di questo film che nessuno voleva produrre, avvalendosi anche della testimonianza di Suor Carolina Iavazzo (tra le aiutanti di Puglisi, interpretata da Alessia Goria) e di Gregorio Porcaro (Corrado Fortuna), all'epoca viceparroco di San Gaetano. Dieci anni di ricerche e studi per un risultato che colpisce lo spettatore come un pugno allo stomaco: tante sono le scene forti, "alla luce del sole", ma altrettante le schegge di speranza, che Faenza rappresenta con delicatezza, disseminandole come indizi che lo spettatore deve scovare per tutta la durata del film. Se lo scopo di Faenza è quello di coinvolgere lo spettatore, il suo è uno scopo riuscito: l'indignazione mozza il respiro, fa fremere di vergogna per quella piaga che è la mafia e per quella che è, con l'espressione di Hannah Arendt, "la banalità del male".
Il regista usa riprese talora frammentate, che danno il senso dell'evolversi degli eventi verso il climax finale, la fotografia di Italo Petriccione ci rende in pieno i colori forti e talora sbiaditi dal sole della Sicilia, sottolineati dalle belle musiche di Andrea Guerra.
Faenza ha scelto Luca Zingaretti per interpretare il protagonista e la scelta è tra le più felici. L'ex commissario Montalbano ne tratteggia una figura intensa, senza mai cadere nell'agiografia: un uomo nel senso pieno del termine, che conosceva il potere della Parola.
Ciò che è reso con forza è l'estrema solitudine dell'uomo Puglisi lasciato solo, dallo Stato, forse anche dalla Chiesa. "Era ora!" esclama dopo il discorso del Papa nel maggio del 1993 nella Valle dei Templi di Agrigento, quando Giovanni Paolo II grida ai mafiosi: "Convertitevi! Un giorno verrà il giudizio di Dio". Ma Faenza sa rendere anche la consapevolezza che la speranza non può morire, e non è concepibile, finché si respira. Oltre Puglisi, i protagonisti sono i bambini: folle di bambini che incoraggiano e commuovono. In loro, come nel regista, esiste ancora la certezza dell'innocenza.
Puglisi ha lottato fino alle estreme conseguenze, ha levato la voce, arrabbiato, senza peli sulla lingua, missionario in un paese martoriato.
In Vaticano sono avviate le pratiche di beatificazione per il suo martirio, ma forse la santificazione non interessava a 3P: ciò che gli interessava era la verità, il coraggio che ognuno deve avere di guardare dritto negli occhi il prepotente, la concezione che la giustizia sociale è cara a Dio quanto l'essere pio e casto. La forza della ribellione.
Un film da vedere. Un esempio raro di impegno che si sposa con l'arte e la poesia.
Drammatico/Biografico, Italia, 2004

titolo originale:
Alla luce del sole

regia:
Roberto Faenza

cast:
Luca Zingaretti, Alessia Goria, Corrado Fortuna

distribuzione:
Mikado

uscita:
21/01/2005