Alphadog


critica7

"Il male, al contrario del bene, ha il duplice privilegio di essere affascinante e contagioso".
Questo aforisma di Émile Cioran, nella sua scandalosa evidenza, ci macina nella testa dopo la visione dell'ultimo film di Nick Cassavetes, "Alpha Dog". Per rendervi compartecipi di questa riflessione, c'è però bisogno di fare qualche passo indietro. Il film in questione parla di fatti realmente accaduti, di una storia efferata, ai limiti dell'inesplicabile, consumatasi nella West Valley nell'anno 2000, diventata molto presto una leggenda urbana della California piuttosto che l'evento clou degli orrori della cronaca nera d'oltreoceano. "Alpha Dog" narra l'oscura e affascinante serie di circostanze da cui ha preso ispirazione il poliedrico cineasta americano, figlio d'arte del fu John Cassavetes e dell'attrice Gena Rowlands, ex Palma D'Oro a Cannes nel '97 con "She's so lovely", ma soprattutto affettuoso padre di Gina, la sua giovane figlia, che all'epoca dei fatti in questione frequentava lo stesso liceo dei folli, violenti e sballati protagonisti del film. "Alpha Dog" racconta la storia di Johnny Truelove (Emile Hirsch) e della sua balorda gang di spacciatori d'erba, bianchi, palestrati e destrorsi, amanti delle armi da fuoco. Di come la contro cultura criminale appartenente alle nuove generazioni – che espongono sui muri delle proprie stanzette da letto i poster di Scarface e Natural Born Killer – abbagli e conquisti non solo le povere vittime di un diffuso disagio sociale, ma anche ed anzi molto di più i rampolli delle famiglie ricche e benestanti della parte d'America più invidiata al mondo. Nick Cassavetes, a differenza del padre, non ci racconta di come sia la povertà a generare il degrado morale, ma focalizza il suo punto di vista sui compagni di classe della figlia, quei teenager che emulano persone di rango diverso dal loro. Ragazzini che nel vuoto del loro benessere – fatto di casette a schiera ordinate e silenti, piuttosto che di meravigliose ville con piscina – cercano il senso alle loro laute esistenze nella rincorsa di sensazioni che testimonino l'esser qualcosa in più di quel che sono o che necessitano d'essere.
Il film inizia con la descrizione delle relazioni etiche della gang di Johnny Truelove, sfruttando gli strumenti della cinematografia classica del genere. Johnny è il capo indiscusso, attorno a lui gravita una pletora di scagnozzi deferenti e ossequiosi che gli dà arbitrio e potere. Uno stile di vita, fatto di pupe, splendide ragazze figlie della California benestante e cool, feste, a base di droga e sesso, e denaro da cui tutto nasce e per il quale tutto finisce. Su questo humus strutturale e ideologico Johnny gestisce i suoi loschi affari di droga, ed è questo stesso insieme di fattori sociali che lo porta a scontrarsi con Jake Muzursky (il bravissimo Ben Foster), per un debito di droga non pagato di poche migliaia di dollari. Ed è così che Johnny e i suoi due più fedeli aguzzini, Frankie (Justin Timberlake) e Keith (Chris Marquette), si ritrovano coinvolti in una vera e propria guerra dichiarata da Jake Muzursky un naziskin malavitoso. Jake è più disperato, più violento e più folle di tutta la gang messa insieme, non riconosce Johnny come capo. Il dramma ha inizio. I tre si danno alla fuga, una specie di ritirata non dichiarata, sottaciuta e impaurita dalla furia devastatrice di Jake, e nel fuggire via portano con sè il fratellino del loro impavido nemico, Zack Mazursky (Anton Yelchin), un quindicenne sprovveduto e boccalone, che, come tutti i ragazzini della sua età, ha come unico desiderio quello di sfuggire alla propria madre chioccia, protettiva e asfissiante, Olivia Mazursky (Sharon Stone). Da questo rapimento involontario, quasi accidentale, prenderanno vita una serie di pessime reazioni e contraccolpi che porteranno all'inevitabile epilogo di sangue, in un crescendo di situazioni che sfuggiranno di mano sempre più alla precaria lucidità dei protagonisti. 122 minuti in cui il male avrà il sopravvento su tutti oltre che sui protagonisti, perché come citiamo all'inizio: "il male ha il duplice privilegio di essere affascinante e contagioso". E questo contagio, grazie alla maestria di un film, sapientemente confezionato, raggiungerà il pubblico che osserverà affascinato questo truce racconto. Perché il pubblico, nonostante tutto, resterà ammaliato dalle musiche, sapientemente scelte e armonizzate al gusto più commerciale e trendy della nostra epoca, dalla bellezza dei protagonisti, attori bravi e avvenenti, dalle location ricche e abbacinanti, e dal sex appeal delle modelle/attrici capaci di evocare tutte le tensioni erotiche, che tanto piacciono al sesso forte. "Alpha Dog" alla fine arriverà persino a commuoverci col suo messaggio educativo e sottilmente moralista, che tanto piace all'America puritana e benpensante, veicolando tutti i controsensi di una società complessa che non ha paura di mostrare i suoi lati oscuri.
Drammatico, USA, 2006

titolo originale:
Alphadog

regia:
Nick Cassavetes

cast:
Emile Hirsch, Justin Timberlake, Anton Yelchin, Sharon Stone, Bruce Willis

distribuzione:
Moviemax

uscita:
09/06/2006