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Il sogno americano. Un tempo il sogno americano era quello dell'uomo che crea da sè la propria fortuna dal nulla, oggi è quello dell'uomo che crea da sè la propria fortuna dalla tv. Infatti ormai, non solo in America, quello che conta non è avere un talento per dare spettacolo, ma dare spettacolo per nascondere di non avere un talento: la continua tensione insomma a mettersi in ridicolo per quei 15 minuti di popolarità. Su questo assunto si basa il film "American Dreamz", e quella "z" non è un errore di stampa o di produzione, ma la testimonianza del fatto che la realtà, come la grammatica, sono modificabli a proprio piacimento, uso e consumo. Martin Tweed (Hugh Grant) è il presentatore superficiale e senza scrupoli di questo show, "American Dreamz" appunto, che viene visto da tutti gli americani e non solo, e che consiste in un gioco ad eliminazione, ovvero al massacro, tra giovani concorrenti nel fittizio tentativo di scoprire il talento del futuro, anche se il suddetto talento dovesse essere solo quello di rendersi graditi (ovvero ridicoli) agli occhi di un pubblico affamato di emozioni di plastica. Il programma televisivo è in questo caso il nucleo di partenza per un racconto satirico che coinvolge tutta la società americana e più in generale quella occidentale senza risparmiare nessuno, neppure chi questo tipo di società la combatte a colpi di attentati suicidi, ovvero i terroristi che tentano di sovvertire l'ordine costituito dalle grandi potenze, anch'essi fedeli telespettatori di American Dreamz. Si prende gioco di tutti dunque con sarcasmo, amarezza e umor nero il regista Paul Weitz, prendendo di mira anche l'attuale amministrazione degli Stati Uniti, nella figura di un presidente insicuro ed ignorante, Joe Staton (Dennis Quaid), che ricorda molto il presidente Bush, marionetta nelle mani di un subdolo vicepresidente interpretato nella pellicola da Willem Defoe e nella vita da un somigliantissimo Dick Cheney. Protagonisti dello show sono personaggi che possiamo trovare tutti i giorni sui nostri schermi, senza neppure la necessità di avere un satellite, come ad esempio la deliziosa Sally Kendoo (Mandy Moore), una ragazza di provincia che sogna di cantare in tv, dolce e innamorata sullo schermo quanto cinica e traditrice a telecamere spente, fidanzata con William Williams (Chris Klein), uno sciocco e fedele giovane reduce. Sebbene infatti la guerra in Iraq sia finita da lungo tempo come tutti ben sappiamo, William ritorna dalla sua amata dopo 15 lunghissimi giorni sul fronte, a causa di una ferita riportata senza compiere alcun gesto di eroismo, diventando così una delle star dello spettacolo. Omer (Sam Golzari), lo sfidante principale della nuova fidanzatina d'America, è invece un goffo militante della guerra santa contro gli Stati Uniti che avrebbe voluto in realtà recitare in un musical di Brodway: trovatosi quasi per caso tra i concorrenti del programma televisivo, riceve l'ordine dalla sua cellula terroristica di farsi saltare in aria durante la finale, alla quale assisterà il presidente Staton in persona. Il presidente tontolone nel frattempo, ha gettato il suo staff ed il suo vicepresidente nel panico perchè si è messo ad informarsi su quella che è la situazione del mondo libero su cui di fatto governa, e sulle conseguenze degli ordini da lui dati. Niente paura si tratta solo di un film, questo nella realtà non accadrà mai. Davvero buona questa spietata commedia, costruita su di una solida, intelligente e divertente sceneggiatura, portata in scena da un cast di tutto rispetto: Hugh Grant interpreta il solito ruolo del sardonico egoista egocentrico che gli riesce tanto bene; Mandy Moore vista anche in "Romance & Cigarettes" di John Turturro, dimostra di avere buone qualità di attrice e volontà di migliorarsi; dissacranti Dennis Quaid e Willem Defoe nel ruolo dei due che giocano con le sorti del mondo; disarmante l'esordiente Sam Golzari. Ben interpretate anche le figure in secondo piano, come la madre di Sally (Jennifer Coolidge) o gli assistenti di Tweed (Judy Greer e John Cho), esilarante in particolare l'interpretazione di Tony Yalda nel ruolo di Iqbal, il cugino gay del terrorista imbranato Omer. Il finale a sorpresa riserva interessanti riflessioni, colpi di scena e tante risate in pieno stile Hollywood insomma, che per qualche dollaro in più è pronta a screditare, con estrema ironia ed intelligenza, anche se stessa. |