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Questa è la storia di Dante (Libero De Rienzo) e Nina (Vanessa Incontrada), le cui vite, che scorrono parallele per più di metà film, si incontrano a Torino in seguito a un viaggio fallito del primo e a un imprevisto di lavoro della ragazza. Dante è il tipico giovane della “beat-generation”, quella generazione votata alla non-speranza che credeva fermamente nella musica di Kurt Cobain, al quale il regista Marco Ponti dedica questa sua seconda pellicola. La vita risulta faticosa e senza senso: ha un padre in galera (Remo Girone, la cui recitazione si limita purtroppo a due sole scene), un lavoro che non stima e un grosso debito da pagare. Decide così di partire per l’estero, per lasciare tutto alle spalle e dare una svolta alla sua vita; si può anche pensare che la scelta del nome del personaggio non sia casuale ed estranea all’idea del viaggio come metafora di scoperta; ad ogni modo, sarà il caso o sarà il destino (al quale l’attrice Vanessa Incontrada afferma con candore di credere fermamente), Dante torna dal viaggio prima del previsto e incontra l’hostess spagnola Nina, bloccata in Italia a causa di uno sciopero generale (nel film non mancano riferimenti aspri alla nostra politica…). Il tema del viaggio, sul quale si focalizza il titolo della pellicola, è per i due ragazzi fondamentale: entrambi rimangono scottati dalla dura realtà sociale (lo sciopero per Nina e l’incapacità della polizia spagnola per Dante), tuttavia complice inconsapevole del loro incontro; il primo cerca una vita nuova mentre la ragazza la sente nell’aria, innamorandosi di Danteleggendo i suoi diari già prima di incontrarlo. La pellicola scorre sulle note dell’amore e dell’amicizia, senza per questo prescindere da quel realismo-beat-generation che colorava anche il primo film di Marco Ponti, “Santa Maradona”; tant’è vero che, dopo aver aiutato Dante a saldare il debito insieme alla schiera dei suoi più cari amici (tra cui Kabir Bedi, nei panni di Tolstoj), Nina è costretta a tornare in Spagna. É proprio alla fine che cogliamo, un po’ a malincuore e un po’ con un mezzo sorriso, la bellezza e il brivido del viaggio, che è sempre una scoperta di se stessi attraverso un peregrinare per luoghi; nel film le riprese scorrono a ritmo veloce proprio come in viaggio si passa rapidamente da un luogo all’altro, e le scene sono tutte girate a Milano, Roma, Torino e Barcellona, che Ponti definisce essere l’emblema delle metropoli del “melting-pot” mediterraneo, in cui gli incontri si mescolano e si incrociano in un crocevia di culture e destini. E proprio come nel viaggio si fa il conto alla rovescia al giorno di ritorno, anche scoprendo se stessi e facendo nuovi incontri, dice Nina a Dante, l’importante è esser sempre capaci di tornare da dove siamo venuti e non gettare nell’oblio il nostro passato. Così il ragazzo guarda il cielo, vede l’aereo di Nina sfrecciare e sa bene che la ragazza tornerà; il biglietto da comprare è sempre quello di “andata e ritorno” e la vittoria è saper tornare per decidersi a fare i conti con la propria vita. Non si rimane sorpresi a veder scorrere, alla fine dei titoli di coda, la dedica del film a Kurt Cobain, la cui vita è stata di sola andata come una meteora che non torna più. |