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“Questo film segna una svolta nella mia carriera”. Con simili parole, il regista Cèdric Klapish, che ha recentemente raggiunto la fama con la commedia brillante-adolescenziale L’appartamento spagnolo (2002), ma che è dietro la macchina da presa dal 1996 (quando esordì con Aria di famiglia e Ognuno cerca il suo gatto, due commedie gradevoli a tratti sconfinanti nel grottesco o nel paradosso), presenta il suo ultimo lavoro. Autoreverse (titolo originale Ni Pour, Ni Contre), è il suo primo film appartenente ad un genere cinematografico definito. Senza sfuggire a cliché e codificazioni (come fece in Peut-etre temendo la fantascienza), questa volta Klapish mette in scena il suo amore per il noir, il poliziesco, le storie di gangster. A tratti ingenuo e volutamente grottesco, il film racconta la discesa agli inferi dell’introversa giornalista televisiva Caty (Marie Gillain), che, in cerca del colpo che può dare una svolta alla sua vita, entra in contatto con una banda di piccoli criminali. La gang vive di furti ed espedienti ma un giorno il 'capo' Jean (Vincent Elbaz) decide di alzare il tiro e rapinare una banca. Alla proposta di prendere parte al piano, Caty non saprà di certo rifiutare perché, si sa, le brave ragazze non hanno alcuna voglia di restare brave per sempre… Censurato dalla commissione di revisione cinematografica che lo ha, forse erroneamente, paragonato a Trainspotting o Nikita per violenza di immagini e contenuti, il film esce nelle sala distribuito da Medusa con il divieto ai minori di quattordici anni. L’aspetto più originale della pellicola, della durata di quasi due ore, risiede però nella trasversale riflessione sul cinema e sul valore che l’immagine televisivo-mediatica ha assunto e continua ad assumere nell’era “dell’accesso” (o dell’eccesso?). “Fare una rapina e girare un film hanno tante cose in comune. Un colpo, come un film, deve essere ben organizzato e finanziato. E se funziona, si possono fare un mucchio di soldi", suggerisce Klapisch. E così la protagonista, un’operatrice di macchina, invece di preparare il suo solito servizio da tg di mezzogiorno si lascia sedurre dal fascino pericoloso delle riprese dal vivo di un’aggressione a mano armata in cambio di una grossa somma di denaro. La stesura della sceneggiatura, che ha coinvolto gli amici Alexis Galmot e Santiago Amigorena, già cosceneggiatori de L’appartamento spagnolo e Peut-etre, ha richiesto più di due anni di lavoro. Durante questo periodo il regista si è dedicato allo studio approfondito del genere poliziesco indagando sulle motivazioni del suo indiscusso successo di pubblico. Ha tracciato così una linea di confine tra i prodotti polizieschi trasmessi dalla tv francese negli ultimi anni, in cui i poliziotti buoni hanno la meglio e rappresentano il modello da seguire, e i vecchi film di gangster degli anni ’50, in cui gli eroi sono indiscutibilmente cattivi e la morale, in barba alla legge Hays che ad Hollywood ne imponeva una a tutti i costi, è una questione di libero arbitrio. Autoreverse è un film assolutamente non-realista ma che si basa su racconti autentici di un poliziotto e un giornalista francesi che Klapisch ha intervistato per indagare gli attuali “mali” della società in cui vive. L’eterogeneità dei componenti della banda e la marcata differenza tra i sessi (gli uomini sono i “duri” che possiedono le armi e le donne sono le ballerine che sfruttano armi diverse con l’unico scopo di sedurre), costituiscono le ultime due peculiarità di un film in cui una protagonista normale vuole essere speciale, una ragazza che fa la giornalista (lavoro maschile) che si sentirà finalmente una donna che danza sul filo. |