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Nell’ormai onnipresente invasione di fumetti tradotti in celluloide, con gli alti e i bassi che ogni operazione di catena di montaggio industriale comporta, c’è qualcosa che oscuramente brilla: se la giocosa ironia e la solarità malinconica di Peter Parker rischia di appesantirsi definitivamente, la stella oscura e tormentata di Batman non delude quasi mai (se il regista non si chiama Joel Schumacher). Anche perché, dopo che ne ha preso le redini Christopher Nolan, Batman si è emancipato dalla stirpe di film d’origine fumettistica, divenendo un personaggio a sé, celluloide pura, che attinge a immaginari già disegnati per riscriverne lo statuto. E in questa nuova avventuita dell’uomo pipistrello, Nolan affonda le unghie nel lato più oscuro del personaggio di Bob Kane, per dare a tutti una lezione di intensità cinematografica unita al divertimento dei migliori blockbuster popolari. La città di Gotham City è nelle mani del Joker, un criminale truccato da pagliaccio che sta cercando di mettere a soqquadro la criminalità organizzata per uccidere Batman, ed eliminare innocenti se l’eroe non si rivelerà al pubblico; ma questo metterà in crisi l’eroe, che cercherà l’appoggio della polizia e del nuovo procuratore Harvey Dent. Ben presto, tutto crollerà. Scritto da Nolan col fratello Jonathan, ispirandosi alle atmosfere delle riletture di Frank Miller o Alan Moore, un potente, travolgente, cupissimo e disperato thriller d’azione, in cui personaggi truccati e mascherati diventano paradossalmente emblemi della realtà, e in cui lo spettacolo e il rombo fantasioso del cine comic è stemperato e ispessito – come e più che nel precedente Batman Begins – da una matrice noir urbana che ricorda Michael Mann. Ambientato in una Gotham City dove l’abbondare di vetri, specchi, luci cerca di riflettere la poca luce che arriva, il film è una parabola morale di forza a tratti sconvolgente che racconta di un mondo dove la morte è ovunque e in chiunque, dove il male è come un’endemia diffusa a macchia d’olio che soffoca il bene, in cui la giustizia è violenza e più che un eroe mascherato e controverso, serve un giustiziere legale, istituzionale, alla luce del sole, da costruire e curare anche mediaticamente. In questo grumo oscuro di grattacieli e vicoli, emerge enorme la figura di Joker, un pazzo ossessivo e psicopatico che raffigura un male assoluto e lucido, etico nella sua mancanza di fini, nel suo amore per la distruzione pura, nella sua capacità psicoanalitica di estrarre il peggio da chi lo circonda, specie da chi dovrebbe incarnare il bene (basti pensare alla fine di Dent). Nolan è pessimista quasi fino al midollo e dopo un gran bell’incipit, getta la pellicola in un’atmosfera tesa e cupa, violenta e disperata, azzerata nei sentimenti, in cui la vera caccia non è ai criminali ma alla speranza del futuro, che avviene in un modo comunque traumatico, in cui la follia e l’anarchia sembrano l’unico mezzo per riflettere sulla realtà: facendo del Joker il mezzo per capire l’essere umano, il film arriva a una notevole profondità psicologica, dove la riflessione sull’imprevedibilità si sposa con suspense incessante e una capacità di affresco e di racconto che dimostrano le grandi doti del regista. Christopher Nolan usa la notevole tecnica ed eleganza di cui è in possesso e la produzione in grande stile (bellissime la fotografia di Wally Pfister, la scenografia di Nathan Crowley e la colonna sonora di Hans Zimmer e James Newton Howard), per realizzare un vero film d’autore, in cui l’azione, lo spettacolo e gli effetti speciali – l’uso parco del digitale è ammirevole, come nella memorabile scena dell’esplosione dell’ospedale – servono a Nolan per comunicare, per dire qualcosa, senza appiattirsi sulle regole di Hollywood, ma usando uno stile e tempi del tutto propri, aiutato in questo da una sceneggiatura complessa e molto ben costruita e da un finale intensissimo. Christian Bale conferma la prestanza fisica e recitativa nell’adesione al ruolo, ma è chiaro e giusto con l’impianto del film, che il vero cuore sia il Joker di Heath Ledger (scomparso in fase di post-produzione), deviato, gigione, traumatico e assurdo, capace di trovare nel delirio strepitose sfumature ironiche o toccanti; se si pensasse a un Oscar postumo, ci sentiremo di condividere, come condividiamo l’entusiasmo per un film che contribuisce fortemente a rileggere l’idea di cine-comic, facendo di Nolan una specie di Alan Moore in pellicola. Nota particolare per il doppiaggio, che come nell’originale vede il Joker di Adriano Giannini (che quasi supera la prova del padre, nello stesso ruolo nel precedente Batman) batte l’incerto Bruce Wayne di Claudio Santamaria. |