Buongiorno, Notte


critica9

Buongiorno Mezzanotte / Sto tornando a casa / Il giorno si è stancato di me / come potrei io di lui?”. Ispirato dai versi della poetessa Emily Dickinson, Marco Bellocchio sceglie un titolo quanto mai appropriato per una pellicola di stupenda fattura, sospesa tra l’onirico ed il reale, tra l’alba della coscienza ed il tramonto dell’ideologia.
Buongiorno, Notte è un film pregevole, di forte impatto emotivo, ma soprattutto di indubbia matrice psicologica: perché a raccontare il rapimento Moro in versione indagine c’avevano pensato già altri, scomodando CIA, KGB e logge massoniche, con il limite delle opere apprezzate il più delle volte soltanto per partigianeria.
Diversa e di livello intimo (diremmo superiore) è l’opera di Bellocchio: trasversale, sofferta e riconciliatrice. Trasversale perché la macchina da presa non rincorre il frastuono sociale né gli schieramenti istituzionali, non giudica né avanza ipotesi: l’opinione del regista è rimandata alle interviste, l’opera chiede di soffermarsi sulle scelte individuali delle persone coinvolte, sul sentimento collettivo, disorientato e spaventato, sull’estrema coerenza brandita come arma contro l’umanità, valore etimologicamente comune a tutti.
Allora non sono sufficienti ideali logori e convinzioni drastiche da ripetere ogni giorno per limitare la sofferenza; la madre impaurita che corre a prendere il figlio a scuola e la terrorista dal viso rigato di lacrime sono due facce di un’unica medaglia: follia a parte, non c’è argine che possa contenere il dolore, quando la logica uccide la speranza.
Infine riconcilia, questo film, con tutto il cinema: c’è modo di dialogare con il passato, di trarne moniti e insegnamenti, senza per forza alzare il coperchio di fumosi complotti. Lo spettatore che entra in sala può star certo che non sarà vittima di opere di convincimento o strumentali struggimenti: sarà semplicemente invitato a riflettere, da una prospettiva storicamente lucida ed emotivamente partecipe; e per questo può dirsi, senza dubbio, spettatore fortunato.
La vicenda inizia con la visita all’appartamento che sarà poi luogo di prigionia del leader della DC: la giovane terrorista (Maya Sansa) lo percorre con il compagno e l’agente immobiliare, le tapparelle si alzano per illuminare un luogo che sarà invece buio per due lunghissimi mesi. Ma l’urlo strozzato della giovane alla notizia del rapimento è il vero avvio del racconto, Moro arriva nella casa in una cassa di legno e subito incomincia il conto alla rovescia: le autorità si rifiutano di trattare, le convinzioni della ragazza cedono e chiedono aiuto ai sogni, il processo storico e quello sommario delle BR condannano a morte lo statista democristiano.
Al ruolo di capo gruppo, Lo Cascio dona il proprio talento recitativo, incisivo ai limiti dell’ossessività, un antinaturalismo adattissimo per un portabandiera logoro ma incrollabile; viceversa l’interpretazione di Roberto Herlitzka è densa di coscienza e riflette una figura di chiara valenza psicoanalitica: è la figura paterna, che almeno nei sogni della terrorista s’aggira nottetempo tra le stanze dell’appartamento vegliando sui presenti, che dovrà pagare con il prezzo più alto la rivoluzione dei “figli”.
Impreziosita dai filmati dell’epoca, la pellicola si snoda lungo tre piani di lettura: la verità storica, la particolare e “infedele” ricostruzione ed il mondo onirico, unico luogo dove le contraddizioni hanno la possibilità di venire a galla ed essere elaborate. Impossibile allora fare una colpa alla protagonista per un’interpretazione un po’ monocorde, dall’aria perennemente attonita: lo sgomento, il crollo delle certezze, il naufragio ideale e morale nel vortice della violenza necessaria sono motivazioni forti a sufficienza per impedire virate d’umore al personaggio, sul cui viso rabbia e sofferenza lasciano le stesse tracce di pianto.
Una nota per concludere: mentre scriviamo, il 60° Festival del Cinema di Venezia non ha ancora deciso a chi assegnare il proprio Leone d’Oro; ci sarebbe da rammaricarsi se guardando ai nuovi autori, o sulla spinta del vento che viene da Est, si lasciasse senza riconoscimenti un’opera che è un capolavoro, che restituisce finalmente il cinema ai suoi fini più nobili.
Drammatico, Italia, 2003

titolo originale:
Buongiorno, Notte

regia:
Marco Bellocchio

cast:
Maya Sansa, Luigi Lo Cascio, Pier Giorgio Bellocchio, Giovanni Calcagno

distribuzione:
01 Distribution

uscita:
05/09/2003