Changeling


critica8

Cos'altro c'è da dire su quello che è, con ogni probabilità, il più grande cineasta americano vivente? Su un regista che riesce ad azzeccare costantemente ogni suo film da tempo immemorabile, sfiorando o raggiungendo spesso il capolavoro? Su un uomo che è diventato un grande autore quando ha cominciato a riflettere sui valori che il proprio personaggio e mito metteva in gioco? Non molto, rispetto a ciò che si è già detto.
E cioè che Clint Eastwood è sempre di più un grande, che dopo lo straordinario dittico sul conflitto nippo-americano è tornato a una concezione di cinema classico – per usare un termine abusato – tornando a riflettere sul lato femminile del cinema. Come al solito un signor film.
Il piccolo Walter Collins, una mattina, sparisce; sua madre Christine comincia le ricerche finché il piccolo non viene ritrovato e consegnato alla madre. Che però è convinta che quel ragazzo non sia suo figlio, e dovrà lottare contro la polizia e le istituzioni per affermare la verità.
Scritto da J. Michael Straczynski, più famoso come autore della serie fantascientifica Babylon 5, un dramma vicino al mélo che nel ricostruire la pulizia classica di un certo cinema ne esalta la ricchezza, la profondità, l'impegno civile, lo spessore politico nascosto.
Ambientato nella Los Angeles del '28, alle porte dell'imminente Grande Depressione, il film riflette sull'esistenza della verità, su chi la detenga e dove si trovi, ma soprattutto sull'uso che se ne fa, andando a scavare nei valori e nelle contraddizioni di una certa America: a suo modo, e molto insistitamente, un film politico che analizza un contesto storico alla luce delle istituzioni che lo governavano, polizia in primis che abusava della giustizia come mezzo di potere, ma soprattutto attraverso la figura di una donna, della sua presunta follia e del ruolo che – anche psicologicamente – andava a ricoprire nell'America dell'epoca.
Il film più femminista, quindi, di un autore che nel corso della sua filmografia ha cominciato a entrare dentro la sensibilità femminile, e che qui dà fondo a una straordinaria ricchezza narrativa e concettuale: Eastwood, mantenendo intatta la magnifica capacità di cesellare psicologie e sensazioni, fa un film quasi hitchcockiano, vicino a Il ladro, sia nella costruzione della tensione e del suspense (con un'intensa digressione) sia nel rapporto comunicativo con lo spettatore (che vive con la protagonista perché la struttura del film segue il suo punto di vista). Un film new deal, liberale e democratico, dalla straordinaria tessitura tematica, che diventa un film diverso, a seconda del personaggio dal quale si legge la pellicola.
Miracolo possibile grazie a una straordinaria sceneggiatura, dalla costruzione articolata, dalla finezza descrittiva e dalla stupefacente varietà narrativa, che si sposa con una regia forse meno raffinata e inventiva del solito, ma capace di coerenza ed equilibrio tra punti di vista e completezza del racconto, dove la confezione molto curata (scenografia di James Murakami, fotografia di Tom Stern, montaggio di Joel Cox, musiche dello stesso Eastwood) esalta un uso poetico ed evocativo dell'inquadratura, ribadito nei molti, ma essenziali, finali.
Filmicamente strizza forse l'occhio all'Academy, e la superba prova di Angelina Jolie ne sembra la riconferma, a dominare in lungo e largo la scena lasciando sostanzialmente le briciole ai comprimari (tra cui spicca Jeffrey Donovan). Mentre allo spettatore resta la sensazione di un film possente, emotivamente complesso e completo, che scava nei meandri della realtà passata per darci immagini della contemporaneità. E confermare la grandezza del suo autore.
Thriller, USA, 2008

titolo originale:
Changeling

regia:
Clint Eastwood

cast:
Angelina Jolie, John Malkovich, Jeffrey Donovan, Riki Lindhome, Amy Ryan, Colm Feore, Devon Gearhart

distribuzione:
UIP

uscita:
14/11/2008