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La mezza età è un periodo molto difficile nella vita di una persona, perché deve reagire alla fine della sua giovinezza e prepararsi – se ne è in grado – alla vecchiaia; meno male che per dare una mano alle signore alle prese con questo naturale problema, e le donne lo soffrono più degli uomini, ci pensa una precisa branca dell'intrattenimento a loro dedicata, quella che va da Liala e arriva fino a Rosamunde Pilcher. Arriva perciò, a consolare le signore in astinenza da lacrima facile, che in questo Natale non hanno molto da consolarsi, questo film pensato e prodotto interamente per loro, diretto dall'esordiente (al cinema) George C. Wolfe e interpretato da due veterani dal filoni, come Richard Gere e Diane Lane, per chi s'accontenta, il film non dispiace. Adrienne, dopo il tradimento e la separazione dal marito, è ospite nell'albergo di un'amica per capire cosa deve fare della propria vita; nell'albergo incontra Paul, un dottore anche lui in sosta, dopo una tragedia da lui causata. Assieme cercheranno di fare i conti con i propri vissuti. Scritto da Ann Peacock e John Romano, dal romanzo di Nicholas Sparks, un melodramma letterario che fatica a farsi cinema compiuto, una sorta di Shining sentimentale che, come in Le parole che non ti ho detto (a sua volta tratto da un romanzo di Sparks), fa il suo dovere grazie al gioco dei personaggi e ai mille trucchetti che sa disseminare sulla sua strada. Ambientato sulle rive di Rodanthe, continuamente minacciato da uragani (che non sempre arrivano), il film è la classica storia di amore che vince su tutto e di seconde opportunità per essere felici, raccontata puntigliosamente attraverso tutti i topoi della narrativa sentimentale, specie – come si diceva – quella a target pre-senile, come le lettere, le spiagge, i casolari, i falò, il tutto centrato da due uragani che sconvolgono la vita dei personaggi, anche se uno ridà la vita e l'altro ristabilisce la morte. Film abbastanza solido, che non ha bisogno di molto, segnato da un andamento old-fashioned nella struttura e nei tempi rilassati e da meccanismi simbolici un po' banali, che però sa coccolare lo spettatore ben disposto (anche perché, per non cadere nel facile cinismo denigratorio, serve parecchia fede), sa farlo partecipare alle disavventure dei personaggi, e se non lo commuove, perlomeno sa rilassarlo; peccato solo che, col passare dei minuti, Wolfe si lasci andare alla banalità, coronandola con l'arrivo di pacchiani cavalli selvaggi sulla spiaggia. La sceneggiatura gioca sul sicuro, sfruttando la caratteristica di questi film basati esclusivamente sulla definizione psicologica dei protagonisti, giocando abilmente le carte della complicità con lo spettatore e cercando, col mestiere narrativo, di far dimenticare le falle di buongusto del romanzo di partenza; la regia di Wolfe prova qualche colpo, come l'orrenda panoramica aerea sull'albergo all'inizio o il montaggio di piani sghembi nella sequenza dell'uragano, ma forse è meglio quando sta al posto suo, sfruttando al meglio la cura scenografica di Patrizia Von Brandenstein. Intrattenimento passabile, benché ad alto tasso di melassa, con la coppia Gere-Lane che viaggia rodatissima e imperturbabile, e si avvale del prezioso contributo del roccioso e vulnerabile Scott Glenn, la presenza più folgorante del cast. Uno di quei film che, come dicono gli anziani, fa passare due ore; e pensarlo in tv, in un giorno di pioggia, le labbra bagnate di té caldo, fa un discreto effetto. |