Death Race


critica5

Come molte cose, anche cinematografiche, anche la serie B non è più quella di una volta, e adesso – in epoca di blockbuster e digitale, anche per fare un film di violenza, donne e motori si spendono anche 30-40 milioni di dollari.
Più o meno questo è il budget speso per il nuovo film di Paul W.S. Anderson, che opera un remake di Anno 200 la corsa della morte, pigiando il pedale sugli elementi caratterizzanti di quel cercando di sporcare un po' il concetto di MTV-movie. Risultato prevedibile.
Per fame di potere e denaro, la direttrice di un carcere sfrutta i propri carcerati per una serie mortale di corse automobilistiche da vendere in pay per view; tra i partecipanti, Jensen a cui spetta l'ingrato compito di resuscitare la leggenda delle corse, Frankenstein, per non farne morire la leggenda e il merchandising.
Scritto dallo stesso Anderson, sulla sceneggiatura originale di Robert Thom e Charles Griffith, un action movie rozzo e testosteronico, fatto tutto di macchine, scontri, sudore e petrolio, e solo qua e la qualche curva femminile, che aggiorna in chiave di fantascienza tamarra le leziosità di Speed Racer.
Ambientato in un futuro molto prossimo, il film ritrae un ambiente standard per questo genere di film, una sorta di simil-medioevo vagamente apocalittico, dove la povertà di una società si specchia nello stato di polizia, cercando di continuo rimandi sociologici o antropologici, come l'uso della maschera (che riporta alla mente i guerriglieri clandestini), la società dello spettacolo e le responsabilità dei governi nel celare la verità.
Ma sono semplici escamotage narrativi, perché ciò che interessa a Anderson e agli spettatori è chiaramente la dinamica e la forza delle corse automobilistiche, obiettivamente niente male, possenti e poco computerizzate, ma che vanno a relegare il film a esibizione e pretesto – come lo stesso prologo dimostra – azzerando ogni vana ambizione e gli inutili tentativi d'ironia, lontani anni luce da quelli del mentore Roger Corman, che produce i film, e a cui si vorrebbe guardare.
La sceneggiatura, di conseguenza, naviga piatta e monotematica tra buchi e incongruenze, snodi forzati e incomprensibili (perché a un carcere dovrebbe interessare fare delle corse?), con colpi di scena telefonati e personaggi che fanno da sfondo a macchine da corsa molto più interessanti; Anderson, che ha sempre dimostrato buon polso nel genere, qui lavora di routine, accelerando quando deve, giocando con qualche trucchetto, convincendo sul montaggio e lasciando a fare il grosso del lavoro allo spettatore appassionato, visto che anche la colonna sonora (di Paul Haslinger) è di seconda mano.
Gli attori sono tutti svogliati, sebbene le facce giuste non manchino, come Jason Statham e Ian McShane; ma è tutto grasso che cola, in un film che cerca soltanto il virile intrattenimento motoristico e che sacrifica il divertimento, di chi di botte e macchine se ne fa ben poco.
Azione, USA, 2008

titolo originale:
Death Race

regia:
Paul W.S. Anderson

cast:
Jason Statham, Tyrese Gibson, Ian McShane, Joan Allen

distribuzione:
UIP

uscita:
28/11/2008