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Ma allora si può ancora girare un film "indie" statunitense senza che si parli di famiglie middle-class con ogni tipo di problema e anche di più, adolescenti afasici ma geniali e incompresi, il tutto infarcito dell'umorismo lunare alla Wes Anderson? Pare di sì. Perché Diablo Cody, giovane blogger scoperta dal produttore Mason Novick, ha scritto un copione eccelso, privo di ogni compiacente deriva verso quella elegia dei perdenti che caratterizza ormai la quasi totalità dei prodotti lanciati al Sundance e dintorni e che invece sprizza vitalità e vita da ogni parola e da ogni silenzio. Juno MacGuff è tutt'altro che afasica: è viva, sveglia, sincera e ti conquista in due battute, ancora prima dei bellissimi titoli di testa. Ed è interpretata da un'attrice già grandissima, Ellen Page, fenomenale nell'inedito (da noi) Hard Candy. Inizia con un test di gravidanza risultato positivo e finisce con una canzone cantata a due, con la chitarra, sugli scalini di casa. E in mezzo c'è qualcosa che più che a un film somiglia alla vita reale, a una storia che non somiglia a nessun'altra perché sa di vita vera e bisognerebbe prendere a calci nel posteriore tutti quelli che vorrebbero strumentalizzare un film come questo per un tema che non tratta (l'aborto) semplicemente perché non gli interessa se non di striscio, perché parla d'altro. Dopo aver fatto l'amore con un suo compagno di liceo, il timido ma sportivo (ecco già un anti-cliché) Bleeker (Michael Cera), Juno decide di non abortire più, semplicemente perché, senza tanto rifletterci (come forse farebbe qualunque altra sedicenne al suo posto), il centro dove si è recata, puzza di ospedale e le donne lì sono nervose e fanno rumori fastidiosi. Allora lei, che è generosa e vitale e non incline al vittimismo, pensa di far nascere il suo bambino e darlo in adozione ad una famiglia che non aspetta altro. La scelta ricade su Vanessa e Mark (Jennifer Garner e Jason Bateman), una coppia ricca che sembra il non plus ultra della stabilità familiare. Ovviamente non sarà così, ma Juno ormai ha deciso e portare fino in fondo quella decisione le servirà anche per capire che, forse, si può ancora sperare che due persone che si scelgono possano rimanere insieme per tutta la vita. Altro dettaglio non da poco è il modo innovativo in cui sono ritratti i genitori, che esclude del tutto il film anche da quelli a tematica generazionale: la scena in cui Juno rivela ai genitori di essere incinta, anziché farsi scena-madre tragica o tragicomica, in ogni caso banale, fuoriesce in punta di penna, fra tenerezza e riserbo, disegnano due adulti (lui è il vero padre, lei la matrigna, interpretati da J.K. Simmons e Allison Janney) che si sforzano di essere comprensivi e di aiutare una ragazza in difficoltà. Esistono anche persone così, ma un certo cinema sembra esserselo dimenticato, perché è più facile che, con genitori indifferenti o brutali, i giovani risultino più vittime e abbiano così tutto il pubblico dalla loro parte. Ma Juno non ha bisogno di questi espedienti perché, quando arriva quella scena, tutto il pubblico (o almeno quello che non si lascia strumentalizzare da ciò che non c'entra col cinema) è ormai già dalla sua parte. Certo, il film gioca molto sul contrasto fra il linguaggio spontaneo e indiretto di Juno e quello mediato degli adulti, schermato dalla "forma", quanto da prudenze e paure, ma anziché essere un limite, questo diviene, in qualche modo, il punto di forza del personaggio e del film, come nella splendida, sequenza, peraltro esilarante, in cui Juno col suo patrigno va a conoscere i futuri genitori adottivi del suo bambino. Infine, una vera, fortunata circostanza è la scelta di un regista giovane ma già ferrato e particolarmente sensibile ai film "di sceneggiatura e attori": Jason Reitman, che ha firmato una delle migliori commedie americane degli ultimi anni, Thank you for Smoking con la sua regia presente ma sobria, non solo funzionale ma efficacissima nel far funzionare al massimo una sceneggiatura già perfetta. E con Juno ha fatto lo stesso e forse anche meglio. Al punto che esci dal cinema e hai voglia di andarla a conoscere, questa ragazza dal nome curioso di un pianeta e di una dea, nome che ne marca l'unicità, ma senza apologie del "diverso": perché, anche se lei lo negherebbe con una smorfia o a male parole, sembra avere davvero qualcosa da insegnare, al cinema e alla vita. |