Ken il Guerriero – La leggenda di Hokuto


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Chiunque sia vissuto negli anni ’80 guardando cartoni animati, sicuramente si sarà imbattuto in un ingombrante serie giapponese infarcita di combattimento, esplosioni corporee, morti incredibili, mistiche arti marziali. Stiamo parlando di Ken il guerriero, prima manga e poi anime, di Buronson e Tesuo Hara che ha infiammato molte generazioni di appassionati.
Oggi, a 25 anni dalla nascita dell’eroe dalla sette stelle, alcuni dei fatti della prima serie dell’anime vengono presi e sviluppati in una pentalogia che approfondisce il lato psicologico e sentimentale dei personaggi, e di cui questo film di Takahiro Imamura è il primo tassello, distribuito in sala per festeggiare l’anniversario. Ma che potrà accontentare solo gli appassionati.
Dopo un devastante conflitto nucleare, i tre grandi fratelli della scuola di Hokuto hanno preso strade separate: Raoul è un violento signore alla ricerca del potere, Toki si dedica a proteggere i più deboli, Kenshiro è un lupo solitario che cerca di fare il possibile per sopravvivere. Ma la feroce avanzata dell’imperatore Sauzer, e la rinascita della scuola di Nanto li porterà a rincontrarsi.
Scritto da Nonbuhiko Horie, Yoshinobu Kamo e Katsuhiko Manabe, basandosi sui personaggi originali, un action-fantasy orrifico animato, pieno di suggestioni nobilitanti che vanno da Re Lear di Shakespeare alla serie di Mad Max, ma che alla fine non è nulla di più che la battle-saga che tutti conosciamo, senza miglioramenti sensibili.
Ambientato alla fine del 21° secolo, dopo una devastante guerra nucleare che reso il mondo una landa di macerie e sabbia, il film racconta una tipica storia di devastazione e post-umanità, con tutto il corollario di violenze assortite, combattimenti infiniti e sentimenti primordiali che ci si aspetta da una storia del genere, senza innovazioni, ma tenendosi ben piantato alle atmosfere che hanno caratterizzato l’anime, in cui oltre al lato spettacolare emerge una riflessione sul potere come depravazione assoluta che immerge le sue radici nella tradizione popolare tutta orientale della rivalità fra scuole di arti marziali, come specchio della rivalità tra classi e posizioni sociali.
Ma nel film, il cui prologo funge anche da riepilogo, gli elementi non si amalgamano mai, come se fosse frutto di una cucitura di alcuni episodi consecutivi: i personaggi e le situazione care ai fans vengono a volte date per scontate, il ritmo langue, le parole dilagano e Imamura non da’ il giusto credito a sviluppi e sottotesti, perso in una ripetitiva e a tratti estenuante lotta di successione, alla stregua degli epigoni (si salva il sacrificio cristologico di Shu).
La costruzione non tiene la suspense, i rimandi all’epica apocalittica e alla mitologia della serie sono fin troppi, e non sempre intelligibili, e l’interessante struttura narrativa si perde nei meri interessi spettacolari e nella piattezza del racconto. Per cui, nella regia di Imamura, possono funzionare i combattimenti e i momenti bellici, ma l’inadattezza al dramma, evidenziata dalla staticità dei moneti più ambiziosi, tengono il prodotto nella media di un qualunque OAV (anime pensato per l’home video).
Solo l’animazione è appena superiore alla media di questo tipo di prodotti, prodiga di scena di massa e scenografia enormi e ridondanti, ma nulla che valga la pena di segnalare a chi non ama la serie. Categoria – alla quale aderisce anche chi scrive – che si ritrova di fronte a un film meno intenso, spettacolare, interessante di ciò che dicono i fan, e che, del successo di questo prodotto e di questo modo d’intendere l’animazione, non riesce a farsene una ragione.
Animazione, Giappone, 2006

titolo originale:
Shin kyûseishu densetsu Hokuto no Ken: Raô den - Jun'ai no shô

regia:
Takahiro Imamura

cast:
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distribuzione:
Mikado

uscita:
04/07/2008