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L’animazione è geo-politicamente in mano a un duopolio: da un lato gli Stati Uniti, capaci di creare prodotti completi e accattivanti nell’unire creazione artistica ed esigenze di mercato, dall’altro il Giappone, dove l’animazione cinematografica è adulta per definizione e si usa il disegno e il computer come linguaggi sperimentali. In questa situazione provano, ogni tanto, a intromettersi realtà più modeste o addirittura sconosciute, di solito con risultati deludenti. Come il caso dell’Argentina, non nuova a queste produzioni (chi segue il Giffoni Film Festival), che presenta il nuovo film di uno dei padri del genere in patria, Juan Pablo Buscarin: che sostanzialmente è uno dei peggiori film animati degli ultimi anni. Visto che la Terra è ormai divenuta terra di corruzione e male, Dio decide di ripulirla con un diluvio universale: Noè e la famiglia sono i prescelti per salvarsi costruendo un’arca dove salvare coppie di ogni specie animale. Ma gli animali non sono molto d’accordo e le loro diffidenze rischiano di causare danni. Scritto da Axel Nacher, Fernando H. Schmidt Bercio e Barbara di Girolamo, un’avventura biblica in animazione tradizionale, con pesanti inserti di commedia giovanilistica e moderna che sembra un Ralph Bakshi di seconda mano, ma passato nel tritacarne della Mondo animazione. Ambientato parallelamente tra la stiva dove gli animali folleggiano e la plancia sulla quale gli umani cercano di gestire la situazione, il film – oltre a raccontare ai bambini la parabola con una vena lievemente spregiudicata (ma ortodossa) – mette in scena attraverso gli animali e le loro personalità gli intrighi per il potere, i pericoli dell’irresponsabilità e dell’edonismo (soprattutto in campo sessuale), l’importanza di avere una giusta guida e un giusto governo. Realizzato da Buscarini con un brutto e scorbutico 2D infestato da pessimi inserti digitali, un film dall’impianto e dalla morale che più tradizionale non si potrebbe che però si finge innovativo virando nella volgarità squallida, fatta di gag basse e/o stupide, puerilità a base di sesso, peti, scatologia varia, con qualche presunzione metalinguistica (come Dio e il suo scrivano che commentano la Bibbia o usano effetti speciali), rendendo mano a mano più deprimente l’andamento della pellicola: il problema non è l’utilizzo di questi mezzi, ma è il cattolicissimo fine per cui sono usati a risultare incomprensibile. Nella sceneggiatura sconnessa, in cui fino al finale Noè sembra non avere alcun legame con gli animali che trasporta e con la stessa pellicola, non c’è un solo personaggio simpatico o interessante e le situazioni – di grande banalità quando non sono irritanti – aumentano la situazione di stanchezza di un’opera la cui regia è insipiente e il montaggio brutto. Disegni orrendi e animazione scadente resi di ancor più difficile digestione dall’invereceondo doppiaggio dialettale diretto da Tonino Accolla. Quadro completo per un film che non solo vorremmo dimenticare, ma che ci piacerebbe che nessuno riesca a guardarlo, men che meno i bambini. |