La classe


critica9

Se il futuro delle civiltà e del mondo è dei ragazzi, le fabbriche del nostro futuro sono le scuole e le università, ma la situazione della cultura e degli ordinamenti scolastici del nostro primo mondo non è particolarmente rosea: spesso il cinema ha cercato di entrare nelle aule per raccontare il disagio e i problemi, ma la spettacolarizzazione era all’ordine del giorno e forse il risultato più apprezzabile sta nel garbo di un film come La scuola di Daniele Luchetti.
Completamente diverso e radicalizzato è l’atteggiamento del bravissimo Laurent Cantet, autore francese tra i più bravi in attività, che sceglie di raccontare la vita scolastica dal di dentro, usando persone che interpretano se stesse e cercando di raccontare un mondo cavalcando il confine tra ricostruzione, rappresentazione e creazione. Creando un grande film.
Inizia l’anno scolastico: i soliti problemi, e l’aggiunta di nuovi. Il difficile rapporto con gli studenti, il tentativo di creare un’istituzione solida, l’insegnamento di materie che non interessano e una reazione da parte degli studenti via via sempre meno controllabile.
Scritto da Cantet con François Bégaudeu (autore del romanzo di partenza e protagonista) e Robin Campillo, una sorta d’inchiesta drammatizzata, più dalle parti dell’indagine giornalistica che del documentario, che mette in scena praticamente in presa diretta gli alti e i (troppi) bassi di un’annata scolastica, ponendo però l’attenzione più sui personaggi che sulle loro parabole.
Ambientato interamente tra l’aula e il cortile di un liceo della periferia francese, il film racconta il lavoro di professori, alunni, presidi dal di dentro, seguendo quasi interamente il punto di vista del protagonista François, raccontandone non solo il lavoro del professore e il suo quotidiano rapporto difficoltoso con gli alunni, ma allargandosi soprattutto ai risvolti che questo rapporto nasconde: l’insegnamento in una classe multiculturale porta alla luce la lotta di classe che nasce dalla scuola, lo scontro tra razze e svela le radici di un sistema di potere che dal lontano ’68 sembra non potere cambiare.
Cantet dimostra una maturità, una forza e una consapevolezza straordinarie nel trovare l’equilibrio tra il racconto cinematografico e la documentazione, sapendo andare oltre la dinamica delle lezioni con l’uso dei dialoghi e oltre il documento con la forza dello stile, usando elementi della realtà per realizzare un potente affresco sul mondo che ci circonda trovando nel bisogno di comunicazione il nodo cruciale della nostra civiltà (il filo conduttore è quello dell’autoritratto), che preferisce aiutare pelosamente – e inutilmente – o punire, piuttosto che capire.
La sceneggiatura costruisce con sottigliezza e abilità il suo racconto, riuscendo a rendere limpidi e illuminanti i sottotesti, sa descrivere, raccontare e condividere con pubblico e personaggi senza dare quasi mai l’impressione di narrare; Cantet sa trovare la tensione e la lucidità giusta per tener il pubblico con nessun artificio, e sa anche costruire il suo stile profondo e intimo tramite la capacità di usare i piani, il ritmo e la spontaneità dei protagonisti.
Che, per sottolineare una grande coerenza filmica, interpretano praticamente se stessi, capitanati da un Bégaudeau che ha raccontato su carta il suo lavoro e che ora si trova a riviverlo, assieme a ragazzi che – attraverso un laboratorio – hanno imparato a rielaborare ed esteriorizzare (oppure reinventare) se stessi. Un grande film, dicevamo, per la completezza del suo discorso, per la tessitura filmica che lo sostiene, per la capacità di creazione filmica che si conficca nella realtà. E che ci racconta di una gioventù che vorrebbe dire cose che non gli si permette di raccontare.
Drammatico, Francia, 2008

titolo originale:
Entre les murs

regia:
Laurent Cantet

cast:
François Bégaudeau, Rachel Régulier, Franck Keita, Jean-Michel Simonet

distribuzione:
Mikado

uscita:
10/10/2008