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Quando si arriva a dire, dopo aver visto un film, che si è visto di peggio, o che c'è di peggio, vuol dire che ciò che ci circonda non è propriamente di primissima qualità. In questo caso, è l'unica espressione che descriva pienamente il risultato, specie se paragonato al genere di appartenenza, quello della commedia giovanilistica dalle tinte sexy. E così questo film di Fred Wolf, perso tra molti più o meno squallidi epigoni, ha il merito di portare qualche ventata di divertimento, unita necessariamente a dosi di educazione e moralismo giovanile, centrando più o meno il bersaglio. La bionda e non troppo brillante Shelleyviene cacciata dalla casa di Playboy, dove esercitava come coniglietta, per sopraggiunti limiti di età; per riciclarsi, diventa la direttrice della più sfigata confraternita universitaria del campus, con l'obiettivo di aumentarne le richieste e non farla chiudere. Scritta da Karen McCullah e Kirsten Smith, una commedia universitaria che sembra un incrocio tra La ragazza della porta accanto e una versione decerebrata del Pigmalione che, proprio come le ragazze del film, usa i corpi femminili come specchietto per le allodole di una morale educativa. Ambientato nel fasullo mondo delle confraternite, il film mette in scena i classici confronti formativi che il cinema americano ha da sempre associato alla gioventù, come il dissidio tra apparenza e personalità, stupidità e intelligenza, conformismo e difformità, cercando quasi un approccio da lotta di classe, in cui però la morale è sempre quella della ricerca “interiore” e della moderazione, anche nell'essere se stessi. Più La rivincita delle bionde che My fair lady, il film chiede però allo spettatore di sorvolare sul lato moralistico dei suoi assunti e concentrarsi sul puro intrattenimento da commedia, che – nonostante l'immancabile pistolotto finale – funziona e diverte, arricchendo la prevedibilità dello sviluppo e del pretesto con tocchi di humour surreale piuttosto riusciti (la gag dello sportello rumoroso). Scritta con più intelligenza e humour della media dei film del filone, la sceneggiatura non s'impegna affatto nella costruzione o nelle idee, ma almeno prova a condire il tutto con gag e trovate buffe, anche se, cinematograficamente, è un film piuttosto nullo, che Wolf non è in grado di sollevare dalla sua mediocrità. Un prodotto industriale per teenager ma molto più simpatico, grazie anche all'affiatamento della squadra di giovani attrici guidate da Anna Faris, a suo agio nel mimare la più completa vacuità mentale. Resta solamente il rammarico che, se a questa sciocchezzuola dovremmo dare il voto di sufficienza, vuol dire che il resto della proposta di questo tipo di film è abbastanza alla frutta. |