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Tempo d’estate: in America tempo di grandi uscite, film di cassetta o opere per palati fini. In Italia, al di la di qualche regalia fumettara, è tempo di magazzino, di film venduti in serie per potersene comprare di migliori. Di straight to video che finiscono in sala. E per la maggior parte sono horror. E’ il caso del 2° film per il cinema di Sebastian Gutierrez, promessa dopo Judas kiss e prima che naufragasse a vista nell’horror commerciale: in questo caso s’ingolfa con vampiri e suggestione erotiche di seconda mano per un film che brilla per anonimato. Scritto dal regista, un horror pseudo-erotico e pseudo-esistenziale, puro B-movie di stampo quasi televisivo (distribuisce la Eagle in un formato vicino ai 4:3) che vorrebbe ricordare una versione più tamarra di Buffy l’ammazzavampiri e invece sembra solo un film di LeCouteau. Strutturato a ritroso, come ormai la maggior parte dei telefilm, il filmetto dovrebbe – nei limiti della sua concezione e realizzazione – essere una riflessione sulla morale del vampiro, sui patemi fisici e spirituali del cibarsi di sangue, sul bisogno primario di sangue, mettendo a confronto la fame con la vendetta. Il punto è che Gutierrez propone allo spettatore uno spettacolo di profilo davvero basso, dove i rarissimi sprazzi gore fanno il paio con blande suggestioni erotiche, la poca tensione del racconto è indebolita da una suspense di puro consumo, il ritmo sbrigativo e frettoloso – ma mai svelto – non aiuta la comprensione. E’ un peccato, perché la sceneggiatura avrebbe qualche buono spunto, di quelli che un buon romanziere saprebbe rendere succosi (tra i quali anche una certa visione di classe e l’astinenza che ricorda il Ferrara di The Addiction), ma che un mediocre sceneggiatore non riesce che a tramutare in situazioni prevedibili, dialoghi banali o errori evidenti (la balestra che non viene mai ricaricata); come regista, Gutierrez non fa molto di meglio, e se gli si concede una cura professionale della messinscena sprecata per un home video, non gli si possono perdonare gli effetti visivi e sonori da brutto videoclip, o la mediocre gestione del racconto. Un film che scivola via placido, che non annoia troppo ne disgusta, ma che svanisce dalla mente il secondo esatto dopo l’ultima immagine (i fan dei titoli di coda, stavolta, ci perdoneranno) e al quale non può fare nulla la pur volenterosa Lucy Liu, passata troppo presto da emergente diva a ripiego. Assieme a lei altri attori di buon nome – su tutti, il Michael Chiklis di The Shield e I Fantastici 4 – che aspettano solo che il film giunga al termine. E che lo spettatore estragga il dvd per riportarlo al noleggio. |