Lower City


critica7

Un film che racconta la difficoltà della sopravvivenza di un'amicizia, dell'amore, delle emozioni, in un ambiente che risucchia tutto come un vortice nero di degradazione e miseria, dove i soldi sembrano essere alla fine, oltre che l'unico modo per sopravvivere, anche l'ultimo linguaggio conosciuto, quello che azzera tutti gli altri, assieme ai valori, ai desideri, ai buoni propositi. É questo, in breve, il significato della parabola amara di Deco (Lazaro Ramos) e Naldinho (Wagner Moura, che sembra un Mark Ruffalo latino), amici sin dall'infanzia e "colleghi" di lavoro su una barca di loro proprietà – l'unica che hanno - tramite la quale effettuano consegne lungo le coste nel nord-est del Brasile. Una sera in un bar i due conoscono la giovane prostituta Karinna (Alicia Braga, nipote della celebre Sonia) e le offrono un passaggio sulla loro barca per Salvador. Il patto è che lei li paghi in natura. Per una serie di coincidenze, Karinna alla fine rimarrà insieme ai due amici, specie dopo che Naldinho viene ferito in una rissa per una lite dopo una scommessa su un combattimento di galli. Da lì in poi i tre diventano inseparabili. Ma mentre Deco cerca di rigare dritto, Naldinho cerca ancora delle scorciatoie, come rapinare una farmacia. E intanto, l'amore dei due uomini per la bella Karinna, rischia di metterli sempre più uno contro l'altro. Lower City, l'esordio alla regia dell'assistente di Walter Salles, Sérgio Machado, è stato presentato a Cannes nel 2005, sezione Un certain regard, anche se da noi viene distribuito solo adesso. Ed è un'opera che possiede una certa durezza di fondo, che la colloca in un filone "realista", pur manifestando una grande attenzione per l'eleganza della confezione (e in ciò si vede la mano di Salles, qui produttore): non siamo dalle parti dei Dardenne, insomma, anche se i contenuti ci sono tutti, né di Loach, dal momento che la miseria umana dei due protagonisti è al di sopra o al di sotto di qualsivoglia ideologia o coscienza sociale/politica. Viene da accostare, a questo film, il sudafricano Il suo nome è Tsotsi, per la medesima doppia natura di film terzomondista eppure curato nella forma fin nei dettagli: un po' "da festival", insomma. Niente appare grossolano o rimediato: a cominciare dalla scelta dei tre attori, tre volti, ma soprattutto tre corpi, capaci di riassumere in sé il senso dell'intero film. Corpi e volti sui quali si aprono ferite fisiche che, mentre andranno cicatrizzandosi, lasciano invece segni più profondi e quasi visibili, incancellabili. La loro storia è vissuta tutta dall'interno, come indica la prossimità claustrofobica della macchina da presa ai personaggi, che ritaglia intorno a loro spazi stretti, ambienti affollati, interni avvilenti o zone portuali di ben poco fascino esotico. E come nei film di Salles, in particolar modo Central do Brasil, l'umanità di questi vagabondi diseredati resta sempre visibile, anche quando loro stessi la perdono di vista. É questo forse l'unico neo che accomuna la poetica dei due registi brasiliani: la troppo manifesta preoccupazione di salvaguardare la "dignità degli ultimi", quando questa parla già da sola, attutendo in parte la durezza del racconto con una fotografia un po' troppo raffinata e qualche primo piano di troppo sui volti sofferenti pieni di domande mute che induce, anche se solo sfiorandolo, al patetismo. Ugualmente raffinata, ma bellissima, la colonna sonora composta da Carlinhos Brown e Beto Vilares.
Drammatico, Brasile, 2005

titolo originale:
Cidade baixa

regia:
Sérgio Machado

cast:
Alice Braga, Lázaro Ramos, Wagner Moura

distribuzione:
Iguana Film

uscita:
04/07/2008