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Il Natale era solitamente il periodo dell'invasione dei cartoni animati, quando le case di distribuzione nostrane prendevano tutto ciò che l'animazione producevano e lo gettavano a Natale; ai nostri giorni, visto che i cartoni non sono più prerogativa esclusivamente infantile, il genere viene spalmato durante l'anno, per assicurarsi pubblici sempre differenti. Ma qualcuno ancora pensa ai cartoons come prodotto infantile, e produce di conseguenza. Così, il cartone di Natale, è targato Dreamworks, che ha ripreso uno dei suoi maggiori successi e ne ha creato un seguito tanto semplice quanto atteso, sfruttando e ampliando gli elementi di successo (e non erano pochi) del primo capitolo. Non riuscendo, purtroppo, a bissarne la bellezza. Alex, Marty, Melman e Gloria si preparano per tornare a New York, guidati dall'aereo dei pinguini: che però non è proprio funzionale, e li lascia a secco, nel bel mezzo dell'Africa. Dove scopriranno le loro radici, ma anche i problemi che esse comportano. Scritto da Eric Darnell, Tom McGrath e Etan Cohen e diretto dallo stesso Darnell, un racconto di plurime formazioni che gioca con l'avventura e la commedie ma strizza troppe volte l'occhio alla vecchia tradizione disneyana, senza ravvivarla come di solito è fatto negli ultimi anni. Ambientato interamente in un'Africa realistica e ricostruita con simpatia, il film utilizza molti dei temi classici della tradizione animata americana, come il ritorno a casa e il contatto con la propria identità, sia sociale (il leone e la sfida per essere il capobranco) sia sessuale (l'ippopotamo a caccia dell'amore) sia esistenziale (la zebra persa tra mille zebre tutte identiche), guarnendo il tutto con frecciate socio-politiche, specie nel rapporto tra i pinguini padroni e le scimmie operaie. E così, tutto è più tradizionale, in questo film aperto dai pinguini che giocano sul logo della Dreamworks, appare più fiacco e svogliato, senza troppe idee narrative o grafiche, dove le poche idee sono salvate dalla simpatia di fondo e soprattutto dalla straordinaria verve dei pinguini (eccezionali quando organizzano la messinscena per derubare dei turisti). La banalità di temi e sviluppo affiora nella sceneggiatura, che riassume e ripete costantemente i tormentoni passati per acchiappare il pubblico, ma che difficilmente ne troverà di nuovo, vista la mancanza di vero divertimento data dalla confusione dovuta alle molte linee narrative; passo indietro confermato anche dalla regia, che se nel primo film era inventiva e originale, qui solo a tratti si concede qualche trovata o gradevole scena d'avventura. L'animazione è comunque notevole, ma anche qui vira di più sul già visto, mescolando il tratto e la grafica anni '50 con un uso più tecnologicamente avanzato di sfondi e CGI, non differendo molto da prodotti analoghi; nella versione originale il duetto tra Ben Stiller e Chris Rock funziona, così come le partecipazioni di Sacha Baron Cohen e Alec Baldwin, mentre restano in disparte David Schwimmer e Jada Pinkett-Smith. E restano in disparte anche le speranze di avere un grande cartone per queste feste: ci accontenteremo di uno semplicemente sufficiente. |