Nessuna verità


critica5

Quando sei un grande autore un po' in disuso, che sembra aver perso l'ispirazione o il tocco vincente che l'avevano reso grande, ogni occasione è buona per riprovarci, per dare di nuovo notizie di se, per provare a tornare ai vecchi fasti, spesso accontentandosi del “declassamento” da autore a solido professionista.
Sostanzialmente è ciò che accade a Ridley Scott, che dopo la crisi nera degli anni '90 è tornato a rialzare la testa con grande prolificità, alternando qualche film molto buono a film invece di placido mestiere, senza essere ancora riuscito a riafferrare quel guizzo. E non ci riesce ancora neanche con questo dignitoso prodotto che cerca di fare intrattenimento sulla realtà bellica americana.
Roger è un agente della CIA in missione in Giordania, dove sta cercando di sgominare – attraverso un intricato gioco diplomatico/spionistico – una cellula terroristica che semina morte in Europa. A dargli gli ordini, dal suo cellulare a Langley, Ed Hoffman, indolente e indisponente quanto basta. La missione diventa ancora più difficile quando vengono coinvolti i servizi segreti giordani.
Scritto da William Monahan, da un romanzo di David Ignatius, più un thriller spionistico che un dramma post-bellico, che anziché cercare di riflettere sulla situazione in Medio Oriente e sui risultati della politica estera americana, usa luoghi e situazioni praticamente metabolizzati, per farne uno spettacolo non banale e aggiornato coi tempi. Anche se non sempre riesce a focalizzare bene i suoi multipli obiettivi.
Ambientato tra l'America e i reali luoghi della continua guerriglia mediorientale e tutto basato – anche ironicamente – su questo doppio filo che lega gli analisti comodamente alla scrivania e i soldati, il film parte dal rapporto difficile tra l'analista al telefono, che mentre “salva il mondo” deve badare alla sua vita quotidiana, e l'agente disilluso per raccontare del rapporto tra gli Stati Uniti e i popoli che occupano, soprattutto concentrandosi sull'approccio che viene adottato nell'integrazione con quelle popolazioni, con le loro istituzioni, con la difficile distinzione tra amici e nemici: infatti in filigrana emerge il rapporto con quelle culture e la difficoltà di vera integrazione (il pranzo con la sorella dell'infermiera).
Retto dalla classica ambiguità ideologica di Scott (il motto del film è “Nessuno è innocente”), il film mostra però i propri limiti concettuali proprio a partire dalla storia d'amore interrazziale con l'infermiera, usata come mero meccanismo narrativo, di definizione psicologica, più che come fatto significativo nel tessuto del film, così come l'insistenza sull'importanza del sentire o vedere, anche tecnologicamente, è più strumento di suspense che veicolo teorico, a differenza dell'ottimo The hurt locker di Kathryn Bigelow. In se non sarebbe un male, se non fosse che così Scott butta alle ortiche numerosi sottotesti ottimi (tra cui il più sprecato è la creazione della realtà a fini politici) per limitarsi alla suspense e all'intreccio, senza che però l'eccellente produzione riesca a rendere del tutto coinvolgente la pellicola.
Anche dal punto di vista della regia e della confezione, di solito punto di forza della filmografia scottiana (ad esempio, Black Hawk Down), la professionalità indubbia non riesce ad elevarsi a vera forza o ispirazione, il ritmo non trascina mai e sembra su tutto dominare una sorta di prudenza forse legata ai temi trattati, che però sembrano tarpare le ali a talenti come quello del fotografo Alexander Witt o del grande Pietro Scalia al montaggio: a questo si aggiunga una sceneggiatura poco organica nella costruzione, con tanto di pistolotto morale nel finale prima dell'ovvio deus ex machina (alleviato almeno da un interessante sottofinale), il quadro di un film manchevole è completo.
Però sostanzialmente, e nei limiti dei suoi obiettivi, il film ha una sua dignità e piacevolezza, fortificata dalla prova dei due protagonisti, solida come il loro talento: Russell Crowe, ingrassato e imbolsito, che recita solo di sguardo e di ingombrante corporeità, e un Di Caprio ormai sicuro del proprio carisma, come i veri divi di un tempo. Invece Scott non sembra più quello di un tempo, e forse non gli interessa più, però, uno sforzo in più, a volte, potrebbe anche farlo.
Thriller, USA, 2008

titolo originale:
Body of Lies

regia:
Ridley Scott

cast:
Leonardo Di Caprio, Russell Crowe, Mark Strong, Golshifteh Farahani

distribuzione:
Warner Bros.

uscita:
21/11/2008