Once


critica8

Per chi ama quell’Irish life un po’ musicale e un po’ bohémienne, per chi conosce Dublino e per chi ancora non c’è stato, il regista riproduce fedelmente un’Irlanda viva e colorata, di cui anche coloro che ne avranno solo un primo e piacevole assaggio col film ne rimarranno affascinati. La Dublino di John Carney, regista irlandese di corti, film, video musicali e serie, è infatti colorata, frizzante e pullulante di musica da ogni angolo, musica che è parte integrante della vita cittadina lungo Grafton Street, musica che continua la sera nei pub e la notte nel cuore degli abitanti. Ed è proprio così che vivono la città i due protagonisti, lo street busker (il cantante irlandese Glen Hansard) e la pianista interpretata dalla giovanissima Markéta Irglová, cantautrice proveniente dalla Repubblica Ceca. Ad entrambi il regista non vuole dare un nome: scelta apprezzabile e non casuale, vista la linea sottile che separa finzione e realtà tra la vita degli attori e quella dei personaggi. La musica è chiaramente il punto comune più evidente tra il ruolo interpretato e l’attore, cantante e chitarrista del gruppo rock irlandese The Frames, da lui stesso fondato nel 1990: ciò aggiunge una buona dose di naturalezza, spontaneità e sincerità nella recitazione e nella storia. «Cercavo un’ambientazione e una trama la cui semplicità mi permettesse di ricorrere alle canzoni in un modo accettabile per un pubblico moderno.» dichiara il regista. Il film è infatti intriso di vita quotidiana, scene realistiche e talora anche buffe –impossibile non sorridere ai due protagonisti che camminano in città con aspirapolvere appresso-, rese ancora più interessanti da una colonna sonora ideata a quattro mani: eccellente esempio, questo, di una stretta collaborazione tra regista e attore che, scrivendo a turno parole e musica per la colonna sonora, hanno associato i rispettivi talenti rendendosi partecipi il primo dell’arte musicale e il secondo di quella cinematografica. E se la musica serve ad accompagnare la semplice trama di un incontro affettivo e musicale, è per i due ragazzi anche il mezzo attraverso cui raccontare le proprie vite: la giovane, incuriosita e affascinata da quest’intrigante street busker conosciuto in Grafton Street, riceve dal ragazzo risposte musicali “improvvisate” con la chitarra su un bus di Dublino, adottando così anche lei questa maniera più diretta e più intensa di raccontarsi. «Siamo in un mondo in cui una canzone di tre minuti vale dieci pagine di dialogo, in cui i personaggi comunicano di più attraverso l’arte di una canzone che parlando», racconta il regista, ribadendoci come nella pellicola la narrazione sia interamente affidata alla musica. E così, accompagnandosi col pianoforte di un negozio di strumenti, anche la ragazza si racconta, cantando e suonando un amore lontano che le ha dato una bimba e l’ha lasciata emigrare con madre e figlia, senza seguirla e senza cercarla; tutte le narrazioni del film sono volutamente poco dettagliate, risultando comunque vive nella musica e nei flash-back, le cui immagini confuse ricordano vecchi filmini amatoriali di famiglia che rievocano un passato perduto. É inoltre l’empatia tra i due giovani che più ci colpisce: agevolata da una precedente collaborazione tra i due attori per la registrazione dell’album The Swell Season (2006), la confidenza che i protagonisti provano l’uno per l’altro affiora soprattutto nei numerosi break musicali, dai cui i primi piani spicca una forte intesa affettiva e musicale; e l’espressione degli occhi speranzosi - e innamorati? - di entrambi, il canto appassionato, il modo stesso in cui i due attori-musicisti sfiorano e suonano il proprio strumento, contribuiscono a renderci spettatori di una storia che non può definirsi recitata, ma semplicemente trasposta, vissuta e cantata sul set. L’incisione di un demo musicale, che ancora ricalca l’effettiva collaborazione del 2006 tra i due attori, vede i due giovani ancor più disposti a coinvolgersi sentimentalemente, e mai fisicamente, solo attraverso lo scambio di parole cantate ed emozioni. Un canto di libertà per entrambi, lo potremmo definire, una serie di brani che a poco a poco raccontano le rispettive storie, portando a galla quello che per entrambi ha significato il passato. Forse quell’amore unico del titolo, che si sperimenta una sola volta nella vita (Once) è tale perché talmente sacro che non può che manifestarsi attraverso un completo abbandono delle proprie sensazioni, come si verifica tra i due protagonisti. Oltre questa soglia, quando cioè le emozioni hanno avuto campo libero esprimendosi con le note, le vite dei due giovani prenderanno le proprie strade, facendo tesoro di un’esperienza unica che, come l’amore, sembra capitare una sola volta nella nostra esistenza. Azzardiamo a dire che lo spettatore potrebbe rimanere un po’ deluso dal finale, se non altro perché l’intesa tra i due ragazzi non avrebbe ostacoli nel trasformarsi in una possibile relazione; ciò consiste però chiaramente in un pensiero razionale e lucido sulle possibilità pratiche di sviluppare un rapporto, che tuttavia non tiene conto della componente più profonda su cui il film si basa sin dal primo istante, quella sentimentale. A questo proposito, le parole di Falling Slowly, scritta da Hansard e dalla Irglová e vincitrice del Premio Oscar 2008 - miglior canzone originale, non tradiscono il finale del film, rendendolo un vero e proprio inno all’amore senza compromessi, che può prescindere da tutto tranne che da una forte componente di empatia emozionale.
Commedia/Musicale, Irlanda, 2008

titolo originale:
Once

regia:
John Carney

cast:
Glen Hansard, Markéta Irglova, Bill Hodnett

distribuzione:
Sacher Distribuzione

uscita:
30/05/2008