A Perfect Day


critica5

Siamo nella Beirut dei nostri giorni. Malek (Ziad Saad), giovane di circa venticinque anni, vive con la madre Claudia (Julia Kassar). La donna ha perso il marito quindici anni prima, scomparso senza lasciare traccia durante la guerra del Libano. Inevitabile che tra la madre e l'unico figlio si sia instaurato un legame profondo, in bilico tra l'ossessivo e il morboso. La speranza che il padre non sia morto vive in Claudia, che riversa le sue ansie con attenzioni maniacali nei confronti del figlio.
Di fatto i due da quel giorno hanno smesso di vivere: trascinano le giornate in un limbo, condizionati da quel 'fantasma', impossibilitati a ottenere una spiegazione e a figurarsi un futuro. Malek soffre di narcolessia e si addormenta anche in strada, restando fuori tutta la notte. Gira in auto per Beirut alla ricerca di Zeina (Alexandra Kahwagi), la sua fidanzata, che non risponde più al telefono e non si fa trovare. Ossessivamente si rifiuta di accettare il fatto che lei lo abbia lasciato, come si capirà poi, proprio a causa dei suoi rapporti con la madre.
Per Malek e Claudia è giunto il momento della dichiarazione di morte presunta: un atto legale che potrebbe assumere un significato di 'voltare pagina' e seppellire i propri morti.
Coproduzione franco-libanese-tedesca, A Perfect Day è firmato in coppia da Joana Hadjithomas e Khalil Joreige, che ne scrivono anche la sceneggiatura. Il film, come dichiara Joana, "è una vicenda personale. Lo zio di Khalil figura tra le persone scomparse a Beirut durante la guerra. Sono usciti di casa la mattina, o la sera, e nessuno li ha più visti. Che fine hanno fatto? Beirut è una piccola città in piena trasformazione, si scava di continuo, eppure non hanno trovato nulla. Niente fosse comuni, niente tracce. Per noi, il senso d'angoscia per queste sparizioni non accenna a diminuire. È un abisso, un baratro che apre al tempo stesso un ventaglio di possibilità". E aggiunge: "Questa è anche la storia di un'intera generazione, la nostra, quella di Malek, fatta di giovani apatici, che si lasciano trascinare dagli eventi. Schiacciati tra il senso di colpa per un passato difficile da sopportare e l'angoscia per un futuro incerto in un'area politicamente instabile, come si può vivere, amare, costruire, affermarsi in quanto individui?".
Nati in Libano nel 1969, Khalil Joreige e Joana Hadjithomas vivono e lavorano a Beirut; Joana è docente di sceneggiatura, Khalil insegna video-arte. A Perfect Day, in un'attività che alterna documentari a corti, è il loro secondo lungometraggio dopo Al Bayt el Zaher (Autour de la maison rose - 1999).
Nonostante le premesse interessanti e attuali, il film cinematograficamente non evolve, sostando in inquadrature lunghissime prive di eventi, utilizzando un dialogo pressoché nullo: il girovagare di Malek induce la narcolessia anche nello spettatore, che trova, come vera protagonista del film, un'intensa Beirut, città ferita, ma colorata e viva.
La tematica storica – furono circa 17mila le persone scomparse durante la guerra – non viene sviscerata adeguatamente, così come il dubbio lancinante se chiederne la morte burocratica significhi dimenticare o se sia forse l'unico modo per andare avanti. Ed è un peccato.
Anche il rapporto possessivo/ossessivo tra madre e figlio resta troppo nel vago e non arriva al fondo, così come la passività dei due, il lasciarsi vivere della madre, che guarda scorrere le giornate dalla finestra, e la fuga dalla realtà nella narcolessia del ragazzo.
Si ha purtroppo l'impressione di un'incompiutezza che sfocia nel buio di senso, inteso come incapacità di trasmettere contenuti, un intellettualismo enigmatico che scade nella vaghezza.
Un titolo tristemente ironico per un film tristemente non riuscito.
Drammatico, Francia/Libano/Germania, 2005

titolo originale:
A Perfect Day

regia:
Joana Hadjithomas, Khalil Joreige

cast:
Ziad Saad, Julia Kassar, Alexandra Kahwagi

distribuzione:
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uscita:
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