Piccolo Grande Eroe


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Vivere una tragedia che ti può rovinare vita e carriera e saperne uscire. É ciò che è successo a Christopher Reeve, celebre per il ruolo di Superman ricoperto 4 volte, e ancora più celebre per l’incidente a cavallo che gli ha spezzato la schiena e le possibilità lavorative. Ma con la stessa grinta che dimostrava al cinema, si è rialzato, è passato anche dietro la macchina da presa e ha girato prodotti per la tv, scritto libri e altro, fino alla morte.
L’ultimo suo progetto è questo film d’animazione, adatto al pubblico dei più piccoli, in cui la classica storia americana della seconda chance e del rimediare ai propri errori si sposa col baseball e con la famiglia: un concentrato di valori a stelle e strisce che può anche indisporre.
Yankee è un bambino appassionato di football ma incapace che un giorno trova una palla da baseball parlante: quando il papà viene licenziato per il furto della mazza di Babe Ruth (leggendario campione di New York), Yankee si da la colpa e parte alla ricerca della mazza – anch’essa parlante – per riportarla al proprietario.
Scritto da Robert Kurtz e Jeff Hand, da una storia di Howard Jones, un’avventura animata in 3D, con ovvi sprazzi di commedia e un retrogusto da film sportivo, che sembr tornare a una concezione d’animazione di molti anni fa, quando gli unici fruitori possibili erano i bambini e per questo andavano costantemente educati.
Ambientato nella New York degli anni ’40 – forse il primo cartone americano a sfruttare questo tipo di ambientazione, il film racconta dell’eroe che c’è in ognuno, della capacità che ognuno ha per fare ciò che vuole e della speranza e l’importanza di combattere fino in fondo per qualsiasi obiettivo, per riscattare qualunque errore; temi già ampiamente trattati e sviluppati da decenni di cinema hollywoodiano, che qui – in ossequio al pubblico americano e infantile – si adattano all’ossessione per la famiglia (col protagonista che deve lottare per l’approvazione paterna) e per il successo (basti vedere l’improbabile finale, che entra nel Guinness dei primati per aver ripetuto la frase “ce la puoi fare” fino allo sfinimento).
Con le solite premesse lacrimose e sfruttando ambienti e situazioni tipici (e alcuni personaggi sicuramente veri), il film ha struttura, temi, modi all-american (il bambino non a caso si chiama Yankee), nel bene e nel male, figli di un cinema classico che però mal si adatta alla legnosità e alla goffaggine del ritmo, ricco di stereotipi e clichè (la squadra di neri che sembrano i Globetrotters) e povero di idee, retto da un superficiale umorismo – che si concede anche, inaspettatamente, alla scatologia – ma che manipola storia, situazioni e realtà con poco ritegno, lasciandosi a motli riferimenti poco comprensibili per il target di riferimento.
La sceneggiatura sembra riciclare molti film del passato, sia nel discorso che nel racconto, ma lo fa senza troppa verve e convinzione, affidandosi esclusivamente alla presunta simpatia dei personaggi, che però difficilmente lasceranno un segno nello spettatore; la regia, rispetto ad altri film d’animazione, è più piatta, meno inventiva e affascinante, statica, senza neanche la gestione dei tempi comici che sembra speculare dell’animazione del nuovo millennio.
Non ultimo, un’animazione digitale più povera e sbrigativa, che rende il prodotto da seconda fascia, un profilo basso confermato dalla presenza non travolgente (come voci originali) di Brian Dennehy, Whoopi Goldberg, William H. Macy, Rob Reiner e Forest Whitaker, non sostituiti in Italia in modo adeguato. Un film che lascia il tempo che trova, che forse ai bambini potrà anche far passare un’ora e mezza in simpatia (ma sottolineamo il forse), ma che sicuramente non insegnerà, né a loro né ai genitori, molto più che parole già abusate.
Animazione, Canada/USA, 2007

titolo originale:
Everyone's Hero

regia:
Christopher Reeve, Colin Brady, Dan St. Pierre

cast:
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distribuzione:
Medusa

uscita:
12/09/2008