Rachel sta per sposarsi


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Jonathan Demme, produttore e regista di oltre 25 pellicole, è un cineasta apprezzato e sicuramente conosciuto per la varietà delle tematiche affrontate in sceneggiature che spaziano dal thriller ("Il silenzio degli innocenti"), alla politica ("The Manchurian Candidate"), al documentario ("The agronomist") omaggio ad un reporter militante dei diritti umani, senza tralasciare il Premio Oscar "Philadelphia" e le sue cause civili per il licenziamento illecito di Tom Hanks malato di AIDS.
Questa volta, nella cornice di un ameno quadretto familiare, ci dipinge il ritratto dei congiunti con le loro gioie e i loro dolori. Gioia rappresentata dal lieto evento del matrimonio di Rachel, la sorella maggiore; dolore per la situazione personale di Kim, l'altra sorella, ospite da lungo tempo in un centro di riabilitazione e recupero da tossicodipendenza.
La cerimonia nuziale permetterà a tutti quanti di ricongiungersi sotto lo stesso tetto, con gli inesorabili effetti di divergenze, conflitti e controversie che scandiranno i preparativi dell'evento.
Ad incarnare con disinvolta euforia e sovrabbondante colorita vitalità il personaggio di Kim, troviamo, in un insolito ruolo intenso, quella Anne Hataway che, dismessi i panni firmati del diavolo vestito Prada, ora si confronta con il ruolo drammatico (un accenno ce lo aveva già regalato ne "I segreti di Brokeback Mountain") da bad-girl, sigaretta sempre in bocca, linguaggio rude e atteggiamenti a tratti scortesi e sgarbati.
Evidentemente disinteressata alle regole classiche, a volte al limite del disgusto, un approccio coraggioso alla verità, al dolore e all'umorismo, Kim è una donna che, dietro a questa maschera, nasconde il tentativo di superare, con tutte le forze, l'abisso di tragedie che la separano dalla famiglia; nucleo all'interno del quale sta cercando il suo posto e trovando una sintonia pur a modo suo.
"Ho dovuto amare davvero la mia Kym umbratile, inquieta e con molte dipendenze", ci racconta la Hathaway che a Venezia abbiamo incontrato in occasione della presentazione, in anteprima mondiale, del suo film in concorso.
"È stata dura riuscire a renderla sullo schermo in tutta la sua devastata e devastante personalità".
E sicuramente dobbiamo dare atto che la sua ultima fatica merita un elogio per la sorprendente intensità con cui l'attrice interpreta il suo personaggio, che non ce lo offre sul piatto di uno scontato esibizionismo scenografico del dolore, quanto vissuto in maniera sommessa con i suoi sogni infranti, la sua dipendenza, i sensi di colpa per le tragedie familiari di un passato che irrompe ancora a distanza di anni.
Ispirato, nella realizzazione del film, allo stile di Robert Altman e, in genere, a quelle pellicole americane che hanno un approccio non finalizzato ad emozionare solo superficialmente il pubblico, Jonathan Demme adotta un metodo anticonvenzionale per ogni aspetto della produzione del film. Scene lunghe e improvvisate che vanno avanti accompagnate da musica dal vivo; un lavoro di ripresa e un montaggio in stile documentaristico che racconta la storia; attori importanti che si fondono sullo schermo con esordienti, musicisti e artisti in un fantastico mix creativo.
Mentre le varie scene si dipanano da inizio a fine, il direttore della fotografia attraversa la casa di famiglia con telecamera in mano, catturando al volo gli scambi, i discorsi, i grandi gesti, ma anche i piccoli sguardi dei vari personaggi; con quello stile simil-teatrale che pone il pubblico nel bel mezzo della situazione.
Una dovizia di ospiti per un matrimonio che permette a Demme di portare sullo schermo un'ampia comunità di amici e colleghi: da quelli con cui condivide un legame lavorativo ad altri che sono semplici amici del mondo musicale (originale idea quella della colonna sonora  per nulla tradizionale; composta per l'occasione da ottimi musicisti che, liberamente, hanno scritto le musiche durante le riprese del film affidandosi a ciò che il loro genio creativo suggeriva durante i vari ciak).
Una ragnatela di amicizie - quella sul set - che tiene fede al tema del film: l'esaltazione della famiglia e dei legami affettivi a qualunque livello essi siano. Pur essendo una famiglia dai traumi terribili, quella di Rachel e Kim sembra comunque gridare ai quattro venti come, nonostante il dramma, il matrimonio sia ancora qualcosa in cui vale la pena di credere.
Una storia che parla di comunicazione e di amore.
Una storia che esplora una lotta nell'oscurità.
Una storia che celebra l'amore, la famiglia, l'amicizia.
Commedia, USA, 2008

titolo originale:
Rachel getting married

regia:
Jonathan Demme

cast:
Anne Hathaway, Rosemarie DeWitt, Tunde Adebimpe, Mather Zickel, Anisa George, Anna Deavere Smith, Bill Irwin

distribuzione:
Sony Pictures Releasing Italia

uscita:
21/11/2008