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Déjà vu. É questa la prima cosa che viene in mente guardando il secondo lavoro del regista Takashi Yamazaki; se negli ultimi anni le produzioni americane hanno attinto a piene mani a quelle giapponesi, allora “Returner” rappresenta sicuramente il caso opposto. Bastano semplicemente alcuni cenni della trama per comprendere meglio quanto detto: nell’anno 2084 la Terra è stata completamente distrutta da una guerra globale contro una razza aliena, che ha lasciato in vita solo pochi superstiti, tra cui Mylli (Anne Suzuki), a cui verrà affidato il compito di tornare indietro nel tempo per salvare il mondo; ad aiutarla nella sua difficile missione ci sarà Miyamoto, un mercenario assetato di vendetta nei confronti di un boss della mafia cinese. Detto ciò, la ricetta per questo film è presto fatta: prendere una buona porzione di “Terminator”, mischiare con un po’ di “Matrix” e infine aggiungere una piccola parte di”E.T.”. L’utilizzo di idee di pellicole di grande successo per creare un “meltin-pot” cinematografico poteva anche essere una scelta azzeccata, peccato che Yamazaki non sia riuscito a raggiungere i livelli di eccellenza dei suddetti film. Forse è proprio questo il problema: in un mercato così complesso e affollato, “Returner” non riesce a distinguersi dalla massa di titoli a disposizione del pubblico, presentato un plot già visto, personaggi anonimi e una regia semplicemente senza infamia e senza lode. Nella fattispecie, il film ripropone una serie di cliché facilmente riscontrabili in altre produzioni di provenienza americana: il ritorno di un personaggio nel passato per salvare il mondo, come fece già anni fa uno dei protagonisti del film “Terminator”; dei combattimenti semi-spettacolari sulla falsa riga di “Matrix”, con tanto di effetti speciali in computer grafica, per la realizzazione delle scene più complesse; la comparsa di un alieno malato e sofferente in stile “E.T.”, personaggio alquanto bizzarro e che lascia adito a molte perplessità. Anche gli attori si sono adeguati al livello generale della pellicola, proponendo prestazioni nella media, senza però dimenticare la buona prova del protagonista maschile, Miyamoto (Takeshi Kaneshiro), sicuramente il più ispirato di tutto il cast. In definitiva, non si può dire che questo “Returner” non si possa vedere: la trama scorre abbastanza fluida e il succedersi degli eventi è sufficientemente incalzante; gli effetti speciali e le scene di combattimento, pur non raggiungendo livelli eccelsi, riescono comunque a strappare una sufficienza un po’ tirata. Un film per appassionati insomma, che si lascia guardare ma che non rimarrà negli annali della storia del cinema e, quasi sicuramente, nella memoria degli spettatori. |