Riflessi di paura


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Il cinema francese, virato al nero e all’orrore, è la nuova tendenza raschia fondo dell’industria hollywoodiana; che non contenta, in questo caso, sposa una tendenza vecchia di qualche stagione, ossia quella che vede gli statunitensi rifare horror orientali a uso e consumo degli autoctoni.
Frutto di questo doppio salto mortale nella mancanza d’idee, il nuovo film di Alexandre Aja, arrivato sull’onda di Alta tensione e Le colline hanno gli occhi, che rifà per gli americani, il sudcoreano Into the mirror di Kim Seong-ho, adattandosi purtroppo alla piattezza imposta alla produzione.
Ben è un ex poliziotto che sta cercando di riabilitarsi come detective, ma nel frattempo si arrabatta come sorvegliante privato: il lavoro che ha adesso è quello di fare la guardia a un grande magazzino in rovina, considerato però bene municipale. Facile, se non fosse che all’interno, gli specchi, rivelano verità inquietanti su cui Ben indaga.
Scritto dal regista col fidato produttore Gregory Levasseur, un horror investigativo nella più classica tradizione a mandorla che però, oltre ai brividi consueti e a qualche intenso cenno gore (la morte della sorella del protagonista), sembra volersi affidare al peso e all’immaginario incarnato dal suo protagonista, Kiefer Sutherland.
Quasi interamente ambientato nello spettrale residuo liberty del grande magazzino (ottime le scenografie di Joseph Nemec III), il film riflette – ci si perdoni il gioco di parole – sui diversi stadi della realtà, sulla percezione e l’essenza, sull’apparenza e la sostanza, sull’immagine come statuto della realtà o della mente, senza alzare troppe questioni metalinguistiche sul cinema come fabbrica di immagini o sulla sostanza post-moderna della realtà, fatta di sguardi e vecchie simbologie, ma concentrandosi sul solito percorso di riabilitazione di un uomo che proprio dalla sua vista si è lasciato ingannare.
Aperto dai bei titoli di testa e chiuso da un bellissimo sottofinale, il film di Aja si basa però su un impianto narrativo un po’ semplicistico, fatto di banalità nella gestione della suspense e un goffo tentativo di adattare l’approccio orientale a un modo di fare il genere più commestibile, provando a  dimenticare il bagaglio iconografico, ma trascinandosi dietro brandelli di convenzioni. E la riprova è il personaggio di Ben, più simile al Jack Bauer televisivo che a un uomo alla ricerca della propria verità.
A fronte di una messinscena di prim’ordine, la regia sembra disattenta nell’amalgama degli elementi, piatta nella cura visiva e trascinata all’esagerazione e alla mancanza di misura da una sceneggiatura ripetitiva, dai dialoghi convenzionali, che per tirarsi fuori dalle secche deve far tornare tutti gli elemtni tipici (l’acqua su tutti) ed esagera con fuochi e battaglie, manco fossimo in Arma letale.
Come detto, Sutherland oscura il resto del cast, ma se per la maggior parte del film non incide, quando decide di diventare un giustiziere a tutti i costi, sfiora il ridicolo. E porta nel dimenticaio un film dalle interessanti capacità produttive spento dalla voglia di Hollywood di bagnarsi costantemente nella mediocrità.
Horror, USA, 2008

titolo originale:
Mirrors

regia:
Alexandre Aja

cast:
Kiefer Sutherland, Paula Patton, Cameron Boyce, Erica Gluck, Amy Smart, Mary Beth Peil, John Shrapnel

distribuzione:
20th Century Fox

uscita:
03/10/2008