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Pineapple express é il nome coniato per una nuova varietà di cannabis, tanto potente quanto rara. La si può reperire, infatti, solo da Saul Silver (James Franco), spacciatore, costantemente fatto, e fornitore ufficiale dell’amico Dale Denton (Seth Rogen). Una sera Dale, seduto in macchina a consumare il tanto desiderato spinello, diventa testimone involontario di un omicidio compiuto da una poliziotta corrotta (Rosie Perez) e da un pericoloso boss della malavita (Gary Cole). In preda al panico, Dale schizza via dal luogo del delitto, gettando dal finestrino l’erba appena acquistata. Ancora sotto shock, Dale torna a far visita a Saul per essere rassicurato che da quell’erba non sia possibile risalire a loro. Purtroppo gli unici consumatori della pineapple express risultano essere proprio Dale e il boss. Inoltre l’esclusività sulla vendita vantata da Saul non può che metterli in immediato pericolo. Con i criminali già sulle loro tracce, ai due “strafumati” non resta che darsi ad una tragicomica fuga. Il film porta il marchio delle produzioni Judd Apatow, il regista che con “40 anni vergine”, nel 2005 ha re-inventato il cinema comico per adulti: commedie che non risparmiano un linguaggio colorito e situazioni vietate ai minori. “Strafumati” entra, inoltre, a far parte del filone dei film sulle droghe leggere, dove due amici inseparabili, sotto l’effetto dell’erba o altri stupefacenti, s’imbarcano in una serie di avventure ai limiti dell’impossibile. Si pensi, tanto per citarne alcuni, a “Fatti strafatti e strafighe” o “American Trip”. Si tratta di una comicità demenziale che strizza l’occhio allo spettatore che, dopo aver “sballato” a sua volta, finisce per partecipare con maggior entusiasmo a ciò che vede sullo schermo. Il problema sta proprio qui, mentre altre pellicole sullo stesso tema riescono ad essere quantomeno divertenti nonostante non facciano leva su una sceneggiatura particolarmente intelligente, ”Strafumati” sembra puntare tutto sulla familiarità dello spettatore con la marijuana, sposando la demenzialità con l’azione e utilizzando un umorismo nudo e crudo, ma anche tanto immaturo. Così facendo, però, si finisce per mancare il bersaglio. I personaggi sono stantii, le situazioni in cui i protagonisti si vengono a trovare troppo paradossali e non basta infarcire i dialoghi di parolacce per scatenare la risata. In questi casi diventa fondamentale l’impegno degli attori coinvolti, eppure tanto (troppo) sembra lasciato all’improvvisazione. Girare una pellicola tra amici (il produttore Apatow e i protagonisti Seth Rogen e James Franco vengono dalla serie tv, poco conosciuta da noi, ”Freaks and Geeks”) a volte può dare benefici, ma spesso risulta in una mancanza di obiettività. Franco sembra calcare troppo la mano nel ritrarre lo spacciatore sempre su di giri, finendo per apparire ridicolo, mentre Rogen gioca eccessivamente sulla sua apparenza di tenerone per creare contrasto con gli atti eroici del suo personaggio. Al contrario, il comprimario Danny McBride è una piacevole sorpresa, la sua comicità fisica (McBride è un po’ il Will Coyote della situazione, quello che ne passa di tutti i colori, insultato, malmenato e bruciato vivo, si rialza sempre in piedi) è ciò che di meglio il film ha da offrire. Questo giovane di talento, scoperto da Will Ferrell, ha decisamente un buon futuro davanti. “Strafumati” è l’ennesima variante sulla formula del “buddy movie” sotto l’effetto degli stupefacenti, con tanto “fumo”, ma poca “sostanza”. |