The Mist


critica7

La politica estera statunitense e le sue derive bellicistiche, da qualche anno dopo il 2001, sta provocando risacche anche nel mondo dell’arte: la paura di terze guerre mondiali e nuclearità non tanto fredde ha portato la cultura, il cinema e la letteratura a interrogarsi sulle possibilità per la razza umana di estinguersi, di affrontare la fine dei giorni.
E così dopo il controverso The Happening di Shyamalan, solo ultimo tra i non pochi film che hanno riletto le tensioni globale, torna Frank Darabont a occuparsi del tema, realizzando un horror apocalittico e psicologico che, nonostante le premesse, si rivela di sorprendente buona fattura.
Dopo un temporale che ha rovinato la sua casa e il vicinato attorno al lago, David si reca col figlio al supermercato, anche se la zona è oscurata da una pesante nebbia. Presto scopriranno che dentro la foschia si nascondono creature mostruose e dovranno affrontarle assieme agli avventori del supermercato.
Scritto dallo stesso Darabont, da un racconto di Stephen King, un horror esplicitamente apocalittico che mescola ironia e impianti da serie B, con ricordi del vecchio Tremors, con un approccio riflessivo e filosofico che accentua gli aspetti socio-politici della questione.
Ambientato tutto dentro un supermercato dagli evidenti echi romeriani, il film riflette sul rapporto tra razionale e irrazionale, mettendo alla berlina un microcosmo americano fatto di arringhe, sermoni e comizi, dove la politica e la manipolazione della verità sembrano essersi diffusi a ogni livello e in cui il vero perno del potere è la paura con i suoi effetti, sia quella del militarismo sia del fanatismo religioso.
Darabont si tiene vicino alla metafora, sceglie un punto di vista interno tipico del filone – almeno nella parte iniziale – e realizza un film più secco e meno ostentato dei suoi predecessori, concentrato su ciò che succede nel film per parlare dell’esterno, ricacciando i cascami letterari che potevano sorgere, che ha dalla sua una discreta suspense e un’importante spessore, in cui i tentacoli e la spicciola visualizzazione dei mostri abbassano un po’ il tono, ma la cui serietà di fondo porta a un intenso e disperato finale.
L’ottima sceneggiatura svela poco a poco il suo vero contenuto, gestisce di pari passo l’intreccio e il discorso, fa crescere la tensione assieme coi personaggi e adatta il racconto in maniera molto intelligente; Darabont conferma il suo statuto di ottimo professionista con velleità, firmando una regia che, nonostante alcuni movimenti di macchina goffi o brutti, che tentano un realismo di ripresa in diretta che non si addice a King, è attenta ed efficace.
Non proprio un film corale, anche se il discorso comunitario è centrale, ma un film sulla comunità, in cui però la recitazione è un po’ il tallone d’Achille, specie per via del pessimo protagonista Thomas Jane, a cui si affianca però una misuratamente allucinata Marcia Gay Harden. Finalmente una prova che l’horror e il genere arricchiti d’idee, si possono fare e fare bene e che anche i registi vecchio stile, che si preoccupano ancora di dove mettere la macchina da presa, devono avere il loro rilucente spazio.
Horror, USA, 2007

titolo originale:
The Mist

regia:
Frank Darabont

cast:
Thomas Jane, Marcia Gay Harden, Andre Braugher, William Sadler, Nathan Gamble, David Jensen

distribuzione:
Key Films

uscita:
10/10/2008