Ultimatum alla Terra


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La fantascienza è un genere che di solito arriva al suo apice quando ci sono problemi e congiunture mondiali che mettono il mondo vicino al baratro, così se l'età dell'oro del genere può essere considerata gli anni '50, la minaccia comunista – o maccartista – e la minaccia costante dei conflitti nucleari, la guerra continua e globale contro le civiltà islamiche e il surriscaldamento globale sembrano una cornice per la riproposizione di alcuni topoi.
É quello che devono aver Scott Derrickson e i suoi produttori quando hanno cominciato a lavorare al remake del classico di Robert Wise del '51, cercando di aggiornarlo con le pulsioni messianiche ottime per attirare le masse e le riflessioni dei critici, e puntando l'occhio sui problemi della nostra terra. Ma il risultato è spento e sostanzialmente poco convincente.
Nel centro di Manhattan, atterra un'enorme sfera di energia, dalla quale escono un essere alieno e un gigante a guardia della sfera. Klaatu, l'essere alieno, porta un messaggio inquietante: per salvare la Terra va distrutto il genere umano; la professoressa Benson proverà a porvi rimedio.
Scritto da David Scarpa, rivedendo la sceneggiatura originale di Edmund H. North, un B-movie dell'era dei computer e dei macro-budget, che rivede la tensione originaria in chiave spettacolare e fracassona, cercando però una maggiore seriosità e cupezza, finendo per partorire un topolino dalla classica montagna.
Il film, che ribalta sostanzialmente assunti e sottigliezze dell'originale, sembra il solito scontro tra soldati e scienziati, forza e perspicacia, incarnato anche dal rapporto tra la professoressa e il figliastro, figlio di un militare deceduto, ma più sottilmente è una fantasia punitiva e para-religiosa sui rapporti tra civiltà e la distruttività degli umani, la cui violenza e tendenza alla guerra si scontrano invece con la necessità di politica e diplomazia per vivere in un mondo migliore.
Peccato poi che tutto si concluda con una solfa incoerente e rassicurante, in cui gli umani, alla fine, non sono così cattivi come sembra, e si può sempre cambiare per il bene dell'umanità, che andava in un prodotto infantile come Piacere Dave, più che in questo tentativo di fantascienza consapevole: Derrickson intriga all'inizio, ma tergiversa troppo e dopo un po' si spegne, restando una pellicola a tratti efficace, specie nella mezz'ora iniziale (l'apparizione della sfera e del suo contenuto), ma molto meno affascinante di quel che vorrebbe.
La sceneggiatura fa i salti mortali pur di creare e tener il più a lungo possibile l'attesa, ma non può riuscirvi se i personaggi sono così spenti e opachi e se l'arrivo del finale è tanto improvviso quanto poco interessante; Derrickson, professionista di mestiere, gioca la carta delle scenografie fredde (a cura di David Brisbin) e degli effetti visivi e sonori sparati al massimo (ottimo lo sciame distruttivo sprigionato dalla sfera), ma non può risollevare un copione debole con una regia di puro servizio.
Keanu Reeves sembra ancora incastrato dentro il corpo di Neo in Matrix, mentre Jennifer Connelly sembra spaesata come il suo personaggio; più divertente il cameo di Kathy Bates come segretario alla difesa, un falco consapevole dei suoi limiti. Un film con un messaggio, come si diceva allora, il problema è che nel suo anonimo professionismo di confezione, il supporto del messaggio lascia alquanto indifferenti.
Fantascienza, USA, 2008

titolo originale:
The day the Earth stood still

regia:
Scott Derrickson

cast:
Keanu Reeves, Jennifer Connelly, Kathy Bates, Jaden Smith, John Cleese, Jon Hamm

distribuzione:
20th Century Fox

uscita:
12/12/2008