Zaïna, cavalière de l'Atlas


critica7

Siamo in Marocco. La giovanissima Zaïna (Aziza Nadir) assiste al funerale della madre Selma, una donna coraggiosa ed emancipata, nota per aver preso parte, travestita da uomo, alla famosa gara di corsa di cavalli purosangue nel deserto, la leggendaria e prestigiosa Agdal. La ragazzina incolpa della morte della madre il patrigno, il potente Omar (Sami Bouajila), e si unisce al vero padre, il nomade Mustapha (Simon Abkarian), che si era recato con cavalli e cavallerizzi a Marrakech per prender parte all'Agdal. Mustapha si deve fare carico di questa figlia sconosciuta, che si rivelerà poco per volta un affascinante connubio dell'ardimento della madre e dello spirito di libertà e insofferenza ai legami del padre. Gli antichi rancori si riaccendono e Omar, che un tempo fu rivale in amore di Mustapha proprio a causa di Selma, insegue padre e figlia per le montagna dell'Atlante. Zaïna sarà destinata a ripercorrere le orme materne, anche lei cavallerizza nell'Agdal.
Il regista francese Bourlem Guerdjou, con un trascorso di attore alla spalle, dopo numerosi cortometraggi, dirige nel 1998 il suo primo lungometraggio, Vivre au paradis, che affronta il tema dell'integrazione algerina in Francia, ottenendo un enorme successo di critica e il Premio miglior opera prima a Venezia. Zaïna, cavalière de l'Atlas si stacca completamente dal genere precedente, proponendo una trama sospesa nel tempo di grande suggestione, che mescola leggende e tradizioni arabe e confermando la versatilità di Guerdjou.
Sceneggiato dallo stesso regista con Juliette Sales, la pellicola ha la capacità rara di trasportare lo spettatore in un mondo fiabesco e colorato, da Mille e una Notte, supportato da immagini magiche e paesaggi incantevoli, fotografate da Bruno de Keyzer e sottolineate dalla musica di Cyril Morin.
  Leggende arabe, tradizioni ancestrali e colpi di scena si fondono alla perfezione con le altre due tematiche del film: il rapporto tra padre e figlia e l'emancipazione femminile.
Tra Zaïna e Mustapha dapprima vi è diffidenza: i due non si conoscono e, mentre per la ragazza Mustapha rappresenta la possibilità di vendicare la madre, per Mustapha, il nomade individualista, Zaïna è un peso, un imprevisto legame. In un gioco fatto più di sguardi che di parole, padre e figlia iniziano a stabilire e ritrovare un legame, mai esistito ma scritto nel sangue, fatto di rispetto reciproco e, infine, di amore. Il regista sa rendercelo con grande delicatezza, non scadendo mai nel retorico e nel patetico, suggerendocelo più che dirlo e teorizzarlo, rappresentandolo come un viaggio, quello dei due sui sentieri impervi dell'Atlante.
In più il film sembra suggerirci una sorta di destino comune tra genitori e figli: Zaïna è destinata a partecipare all'Agdal, proprio come la madre, vincendo e superando, in una sorta di emancipazione femminile, tutti gli altri partecipanti maschi.
Se dobbiamo trovare delle pecche al film, forse risiedono nell'ingenuità delle soluzioni, in certi cliché sul fascino del deserto, nella divisione manichea tra buoni e cattivi, senza vie di mezzo, e nella scontatezza e prevedibilità della trama. Le suggestioni, il ritmo fiabesco e poetico, le velocissime corse dei cavalli, in cui pare di respirare e sentire in bocca la polvere e la sabbia, la bravura degli attori protagonisti, ci fanno dimenticare e perdonare ogni prevedibilità.
Drammatico, Francia/Germania, 2005

titolo originale:
Zaïna, cavalière de l'Atlas

regia:
Bourlem Guerdjou

cast:
Simon Abkarian, Sami Bouajila, Aziza Nadir, Michel Favory

distribuzione:
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uscita:
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