Leonardo DiCaprio, Jennifer Connelly, Djimon Hounsou, Edward Zwick


autore:
Marco Cocco


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A pochi giorni dalle nomination all'Oscar 2007 che lo vedono protagonista in ben cinque categorie (tra le quali Miglior Attore protagonista e Miglior Attore non protagonista), esce nelle sale l'attesissimo "Diamanti di sangue", diretto da Edward Zwick e interpretato da Leonardo DiCaprio, Jennifer Connelly e Djimon Hounsou. Abbiamo incontrato il cast al completo in occasione dell'anteprima romana del film.

Iniziamo facendo una domanda al regista. Il tuo film, “Blood Diamond – Diamanti di sangue”, fra le altre cose, tratta la spinosa tematica del contrabbando di diamanti. Recentemente l’International Herald Tribune ha riportato un tuo sdegnato commento in merito all’iniziativa di una nota industria del settore diamantifero intenzionata a devolvere 10.000 dollari in beneficenza per ogni star che indosserà diamanti durante la notte degli Oscar. Puoi spiegarci meglio il tuo punto di vista?
EDWARD ZWICK:
Questa è solo una manovra pubblicitaria. Le compagnie che trattano diamanti devono capire bene la differenza tra pubblicità e responsabilità. Devono rendersi conto di ciò che è stato fatto in Africa, assumendosi così il peso delle proprie colpe. Il mio film è nato dall'esigenza di raccontare la verità su ciò che è successo nella  speranza che si ricominci seriamente a parlare queste problematiche.

Nel film la violenza è espressa in maniera molto dura e incisiva. Come mai questa scelta?
EDWARD ZWICK:
I fatti reali che ho voluto raccontare nel mio film racchiudevano molta, ma molta più violenza di quanta io stesso potessi riportare sullo schermo. Per far comprendere la reale dimensione dell’accaduto era necessario scuotere e shockare lo spettatore anche attraverso la brutalità delle immagini. Senza questo elemento il film non sarebbe stato lo stesso.

“Diamanti di sangue” è un film di grande impatto emotivo, ma anche politico e sociale. Leonardo, prima di iniziare a girare, cosa hai pensato in merito alla difficile tematica della pellicola?
LEONARDO DICAPRIO:
All'inizio la sceneggiatura non aveva bisogno di una grossa connotazione politica e sociale per essere interessante. La prima volta che l’ho letta ho subito pensato che di per sé fosse coinvolgente e avvincente. Il fatto che poi, date le tematiche trattate, abbia un grande riscontro nella realtà in cui viviamo è stato un surplus. I rapporti tra multinazionali e governi, la guerra e le gravi condizioni in cui versa l’Africa sono problematiche con le quali conviviamo ogni giorno.

Cosa ti ha maggiormente intrigato del personaggio che interpreti, un contrabbandiere così cinico e amorale?
LEONARDO DICAPRIO:
Il ruolo di Danny Archer è stato sicuramente uno dei più affascinanti che mi sia mai capitato di interpretare. Lo sceneggiatore, Charles Leavitt, e il regista, Edward Zwick, hanno creato un personaggio molto particolare e ricco di sfaccettature. Danny mi ha colpito per le sue cicatrici emotive, i sentimenti contrastanti e profondi che lo tormentavano, la sua complessa interiorità. E’ stata una grande sfida e sono molto soddisfatto del risultato.

Leonardo, Hollywood ha dimostrato di apprezzare gli attori che si trasformano, che attuano cambiamenti fisici, che si imbruttiscono. Tu, notoriamente considerato un uomo molto bello, pensi che questa tua dote possa essere un ostacolo nella corsa l'Oscar come miglior attore?
LEONARDO DICAPRIO:
Quando giri questo genere di film non penso conti la bellezza o l’aspetto. Cerchi di impegnarti in ogni modo e di lavorare il più possibile perché il risultato sia ottimale. Sono tanti i fattori che influiscono sulla selezione dei candidati e, infine, su quella del vincitore. Io, come penso tutti, non ho alcun controllo sull'esito definitivo. Non so cosa succederà.

Dopo quanto abbiamo detto, la domanda nasce spontanea: hai mai regalato un diamante a qualcuno o ne ha mai acquistato uno?
LEONARDO DICAPRIO:
Si, in passato mi è capitato di comprare dei diamanti, ma dopo aver preso parte a questo film ho un'immagine, un'idea molto più chiara di cosa siano e di cosa in realtà essi rappresentino. Bisogna stare molto attenti a cosa si compra e sicuramente dopo questa esperienza, se mi dovesse capitare di acquistare nuovamente diamanti, mi accetterò della loro provenienza.

Jennifer tu hai sempre dato il meglio di te interpretando ruoli di donne molto forti in contesti difficili. Ci puoi parlare di Meddy, la reporter che interpreti in “Diamanti di sangue”?
JENNIFER CONNELLY:
Meddy è un personaggio estremamente positivo, realista e allo stesso tempo sorprendentemente idealista. É una donna affamata di vita e questa volontà di vivere a pieno ogni situazione la spinge ad impegnarsi e lavorare ancora più duramente per quello in cui crede. Tutti questi elementi sono la sua forza. Provo profondo rispetto per il genere di donna incarnata da Meddy ed è per questo che mi sono cimentata anima e corpo nel film.

Come sei riuscita a calarti in un ruolo complesso come quello della reporter di guerra, mestiere che, come saprai, talvolta si paga con la vita?
JENNIFER CONNELLY:
Ho cercato di dare il meglio per rappresentare nel modo più fedele ed efficace possibile questo genere di giornalisti. Per prepararmi al ruolo ho incontrato due donne, entrambe reporter, che hanno vissuto proprio quello che Meddy, il mio personaggio, vive nel film. Negli anni novanta erano in Sierra Leone, a Freetown (dove in parte è ambientata la vicenda, ndr.), contribuendo a raccontare il conflitto ripreso poi in “Blood Diamond”. Mi hanno parlato delle loro esperienze, di ciò che hanno visto e vissuto, dei tanti amici e colleghi che hanno perso a causa della guerra e dei tanti che invece sono tornati sani e salvi: proprio come loro due. Ho cercato di imparare il più possibile e credo che il risultato sia abbastanza vicino alla realtà.

Ora una domanda a Djimon Hounsou. Data la tua provenienza, immagino che il ruolo da te interpretato abbia un valore emotivo e umano ancora maggiore rispetto a quello dei tuoi colleghi. Puoi raccontarci questa esperienza?
DJIMON HOUNSOU:
Ho trascorso la mia infanzia in Africa e per questo ho potuto vivere in prima persona le conseguenze di tali conflitti. É terribile pensare che una terra come l’Africa, definita la culla della vita, possa essere allo stesso tempo anche la culla della morte. Dobbiamo tutti sentirci responsabili per ciò che succede in questo continente. Credo che la storia raccontata in “Blood Diamond – Diamanti di sangue” sia una delle più belle e importanti uscite ultimamente dagli studios hollywoodiani ed è stata un’esperienza incredibile potervi prendere parte.

Per quanto riguarda la produzione, che genere di impatto ha avuto questo film sull’economia Africana?
EDWARD ZWICK:
In Mozambico, dove sono state realizzate la maggior parte delle riprese, abbiamo portato all’incirca 30/40 milioni di dollari di cash. Le sovvenzioni provenienti dalle banche mondiali o dalle varie organizzazioni rischiano quasi sempre di disperdersi a causa della forte corruzione presente in quelle zone. I soldi provenienti dal nostro film, invece, sono stati una vera e propria iniezione nel tessuto sociale. Una risposta diretta ai bisogni del paese.