Al Pacino, Robert De Niro e Jon Avnet


autore:
Emanuele Rauco


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In occasione della presentazione del film Sfida senza regole, in una gremitissima sala dell’Hotel Hassler, a Trinità dei Monti a Roma, si è tenuta la conferenza stampa per la presentazione del film di Jon Avnet con Al Pacino e Robert De Niro.

In questo film siete stati riuniti come due icone, come il connubio di due grandi artisti: cosa significa per voi? E per te, Al, cosa significa il Marc’Aurelio alla carriera che riceverai al festival di Roma?
Al Pacino:
É un onore per me poter ritirare questo premio alla carriera, e mi rende felice anche per il fatto di poter tornare in Italia, nazione che amo, per ricevere un riconscimento così importante, tanto che mi hanno chiesto di curare una mia personale retrospettiva di 10 film.
Robert De Niro: Inizialmente, io e Jon Avnet avevamo un copione che prevedeva che io facessi coppia con un poliziotto più giovane; ma non ero d’accordo, ho proposto perciòche io interagissi con un poliziotto della mia stessa età. E ho proposto subito Al Pacino: e ho fatto bene, visto che lavorare con lui è stato fantastico.

A parte qualche notazione tecnologica, il film potrebbe essere benissimo stato realizzato negli anni ’70, anche per l’immagine di un paese che corre verso il benessere: cosa volevate rappresentare con questo film?
Jon Avnet:
In America stiamo vivendo tempi molto oscuri, c’è grande preoccupazione per la rovina del sistema giudiziario e sociale. Il tema del vigilante è dentro il cuore della gente: l’ambientazione newyorkese è perciò perfetta, sia per il cast sia per l’atmosfera del film. E anche un tocco, come quello del baseball, è importante, come fosse una metafora, essendo questo uno sport sporcato da molti scandali.

Avete scherzato sul perché avete fatto questo film, dicendo che era per dimostrare di essere ancora vivi: anche per due divi come voi è difficile trovare ruoli?
Robert De Niro:
L’ha detto Al e spero scherzasse, perché essere vivi è molto meglio che essere morti. Credo sia anche un modo per parlare del nostro lavoro, che ci fa vivere e sentire vivi solo quando siamo nella pelle di qualcun altro.
Al Pacino: É sempre difficile trovare buone sceneggiature e sono circa 15 anni che fatichiamo in questo senso, specie nel tentativodi lavorare insieme. É sempre stato complicato organizzarci e trovare il progetto giusto.
Robert De Niro: Prima di Heat, avevamo già fatto molti tentativi e speriamo di lavorare ancora insieme e non fra altri 13 anni.

Per un regista, com’è lavorare con due mostri sacri?
Jon Avnet:
Per me è stato straordinario mettere insieme due talenti di questo calibro: è come fare una jam sessione con Miles Davis e John Coltrane.
Robert De Niro: Ci siamo trovati molto bene anche noi, Jon è un regista che lavora molto con gli attori, incoraggiandoli, e questo aiuta a cementare il rapporto con Al, che già inconsciamente era molto forte.

Da Il Padrino in poi hai interpretato molti personaggi in chiaroscuro: quanto ciò influenza te, e quanto tu influenzi i personaggi?
Al Pacino:
Penso m’influenzino di più di quanto mi piacerebbe. Chiaroscuro è una definizione che mi piace molto, perché è la caratterisitica principale della maggior parte delle persone e quindi anche dei personaggi. Questa sfumatura è la cosa più interessante del mio lavoro e l’arte permette di sondare quelle zone oscure che nella vita nascondiamo.

Quanto avete imparato l’uno dall’altro? É stata più la gioia per l’incontro o la paura del confronto?
Al Pacino:
Il piacere di lavorare con Bob, che conosco da mezza vita, è grande. É una persona estremamente generosa e sensibile, specie nel rapporto con gli altri attori. Quando eravamo giovani, eravamo più competitivi, ma fortunatamente ora quella distanza s’è colmata, con l’età e la reciproca comprensione.
Robert De Niro: In realtà, visto il rapporto che abbiamo, devo rimproverarmi la mancanza d’impegno nel portare a termine progetti assieme, e credo che dovremmo rimediare.
Al Pacino: In più da giovani, se si ha successo, si perde il contatto con la realtà, si è più insicuri, quindi lavorare adesso con qualcuno che ha avuto le tue stesse esperienze ed ha affrontato i tuoi stessi problemi, aiuta molto perchènon ti fa sentire più solo.

Avete pensato a invertire i ruoli?
Al Pacino:
Non oso nemmeno pensarlo. É successa una cosa simile in Heat ed è buffo, perché si tende a spostarsi all’interno dello script, a vedere come funzioneremmo in vari ruoli; ma io voglio sapere chi devo interpretare quando leggo un copione.
Robert De Niro: Se Al avesse contattato Jon prima di me, forse iruoli sarebber stati diversi.

Ora che non avete più nulla da dimostrare, trovate ancora stimoli nel vostro lavoro?
Al Pacino:
É come “Sei personaggi in cerca d’autore”: gli attori sono sempre alla ricerca di ruoli, di personaggi con cui sondare soprattutto se stessi, di progetti da curare. Poi, amo tornare ogni tanti sui palcoscenici teatrali, adoro lo spettacolo dal vivo, come risorse e come soddisfazione personale. Ma amo immergermi anche nel cinema, lavorare in ogni sua componente perché si può fare sempre qualcosa di nuovo.
Robert De Niro: A volte capitano i grandi ruoli, ma non può avvenire sempre, perciò adoro avere porgetti da coltivare, sui quali lavorare, riflettere, cercare, aggiustare: mi piacerebbe aver fatto più film in questo modo, più riflessivamente.